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giovedì 31 marzo 2011

Video Marco Travaglio - O Lodo, o carcere - 05/10/2009

O Lodo, o carcere - 05/10/2009


Buongiorno a tutti, oggi parliamo del Lodo Alfano o Al nano, perché domani la Corte Costituzionale comincia a esaminarne la costituzionalità, la legittimità costituzionale o meno, in seguito ai ricorsi presentati da due tribunali: il Tribunale di Milano in due processi che riguardano Silvio Berlusconi e il G.I.P. del Tribunale di Roma, in merito a un altro processo che riguarda Silvio Berlusconi, ossia quello per la presunta compravendita di Senatori del centrosinistra, “ Affare Berlusconi /Saccà”, per intendersi. Sono tutti processi congelati in attesa che la Corte Costituzionale dica se anche il Presidente del Consiglio è sottoposto alle leggi del suo Paese, oppure se ne è, come stabilisce il Lodo Alfano, immune.

Le mie scuse a Renzo Bossi
Prima, però, di addentrarci, vorrei rendere giustizia a Renzo Bossi: quando si sbaglia bisogna correggersi e quindi il suo Avvocato mi ha fatto notare che ho commesso uno svarione; nel Passaparola dell’11 maggio, quello intitolato “ Zoo Italia”, avevo raccontato che un Europarlamentare della Lega Nord si era portato al Parlamento europeo come assistente parlamentare un figlio di Bossi e questo è vero, solo che avevo sbagliato il nome del figlio e, invece di dire Riccardo, avevo detto Renzo. Avevo detto, per la verità, il primogenito e quindi il primogenito non è Renzo, però ho sbagliato nome, c’era la R in tutti e due e conseguentemente, dato che in quel periodo si parlava molto di Renzo per le sue vicende scolastiche e per il suo lancio del mondo della politica, avevo detto il suo nome invece di quello di suo fratello, quindi do volentieri atto di aver commesso un lapsus e che Renzo non ha mai fatto parte del Parlamento. Leggo quello che mi chiede di leggere l’Avvocato Matteo Iato: “ con riferimento alle affermazioni contenute nel video intitolato “ Zoo Italia” dell’11 maggio 2009, relative a Renzo Bossi, si precisa che le stesse non corrispondono al vero, in quanto Renzo Bossi non ha lai lavorato presso qualsivoglia ufficio del Parlamento europeo, neanche quale assistente accreditato dell’Europarlamentare Francesco Speroni e, pertanto, Renzo Bossi non è mai stato beneficiario della retribuzione mensile di 12. 000 Euro - che è quella prevista per gli assistenti parlamentari - né di altra retribuzione da detto ufficio”. Tanto dovevo a Renzo Bossi e al suo Avvocato, penso che sia assolutamente sacrosanto chiedere scusa, quando si commette un errore: soprattutto quando l’errore è, ovviamente, in totale buona fede e è frutto di uno scambio di persona.
La Consulta non si esprima sulle conseguenze politiche
Detto questo, parliamo del Lodo: parliamo del Lodo perché circolano, sui giornali, varie indiscrezioni sugli orientamenti che starebbero dividendo la Corte Costituzionale; c’è chi dice che ci sono cinque giudici pro, cinque giudici contro e cinque incerti, insomma fanno il Toto - Lodo in Parlamento in queste ore. Abbiamo già parlato della vergogna dell’avvocatura dello Stato, che è andata a sostenere non la legittimità costituzionale del Lodo, ma la necessità politica del Lodo in quanto, se il Lodo non fosse confermato e saltasse, Berlusconi tornerebbe imputato e conseguentemente dovrebbe dimettersi, crollerebbe il governo, sarebbe un cataclisma. Qualcuno dirà “ magari!”: certo, ma non è quella la sede per discutere degli effetti dell’incostituzionalità del Lodo, alla Corte dovrebbero discutere la costituzionalità o meno del Lodo, gli effetti sono poi affare della politica, degli elettori, del Parlamento, del governo, del capo dello Stato. Lì devono stabilire se il Lodo è o meno costituzionale, se la legge è uguale per tutti, oppure per tutti tranne quattro, se tutti siamo uguali di fronte alla legge oppure tutti tranne quattro: anzi, tranne uno, perché poi l’unico che ne ha bisogno e che se ne avvale è appunto l’utilizzatore finale, il solito Presidente del Consiglio.
Con un assist meraviglioso, l’altro giorno Rutelli ha dichiarato che, se il Lodo dovesse decadere, allora ci sarebbe spazio per un governo istituzionale: oltre a essere una grandissima sciocchezza, questo è anche un grande regalo a Berlusconi, perché è proprio quello che sta cercando di fare Berlusconi, spaventare la Corte dicendo “ se voi bocciate il Lodo vi assumete la responsabilità di un crollo del governo e di un cataclisma politico in un clima di incertezza”, visto che al posto dell’attuale maggioranza non ce ne è un’altra pronta, l’opposizione - chiamiamola così - è un’armata Brancaleone, che ancora l’altro giorno è riuscita a salvare, grazie alle sue assenze, prima lo scudo fiscale in sede di verifica della sua costituzionalità e poi lo scudo fiscale, in sede di votazione finale alla Camera. Quindi quest’opposizione, tra PD e Udc, si è presentata in ordine sparso, l’unico che ha presentato le truppe quasi al completo - ne mancava uno nell’ultima votazione: Misiti, tra l’altro un personaggio di cui credo non si senta la mancanza - l’opposizione è quella roba lì, non è in grado di produrre una maggioranza alternativa e conseguentemente spaventare la Corte è l’unica strategia possibile da parte di chi ha fatto questo Lodo e sa benissimo di aver violato la Costituzione, facendo questo Lodo.
Rutelli, come al solito, ha dato un assist a Berlusconi, accreditando l’idea che, se viene bocciato il Lodo, Berlusconi cade: in realtà questo dovrebbe succedere in ogni Paese democratico, ma avrebbe dovuto succedere non in virtù della bocciatura del Lodo, avrebbe dovuto succedere nel momento stesso in cui Berlusconi veniva sottoposto a un processo, ossia veniva rinviato a giudizio e è buona norma che, almeno nel momento in cui si viene rinviati a giudizio per accuse così gravi, certo non stiamo parlando di un divieto di sosta o - che ne so? - di una frase, o di un insulto scappato in un momento di ira, stiamo parlando di roba seria, stiamo parlando di corruzione di un testimone per taroccare dei processi, stiamo parlando di corruzione di giudici - il processo Sme è finito come sapete - stiamo parlando di falsi in bilancio, frodi fiscali, appropriazioni indebite, tentata istigazione alla corruzione di Senatori, insomma basterebbe una di queste vicende approdate alla richiesta di rinvio a giudizio o al rinvio a giudizio, ossia approdate in quella fase nella quale il giudice ha smesso di fare le indagini e ha attivato l’azione penale, la attiva il Pubblico Ministero con la sua richiesta di rinvio a giudizio e, in quel momento, l’indagato diventa imputato, conseguentemente è buona norma che, in quella fase, chi svolge cariche pubbliche o funzioni pubbliche, si faccia da parte proprio perché la Costituzione prevede un surplus di doveri, per chi svolge incarichi pubblici (articolo 54, non vorrei sbagliare, ma mi pare di ricordare che sia il 54), chi ricopre cariche pubbliche non è un cittadino comune e deve anche esercitarle con disciplina e onore. Il che è abbastanza incomprensibile.. incompatibile con una richiesta di invio a giudizio o con un rinvio a giudizio per reati gravi. Ma soprattutto, come dicevamo, in qualsiasi altro Paese Berlusconi non sarebbe diventato neanche Presidente del Consiglio, con quel popò di imputazioni, quindi il problema si sarebbe già dovuto porre a monte, sull’incompatibilità di Berlusconi Premier con i sui processi: un capo dello Stato che si rispetti non gli avrebbe neanche dato l’incarico.
Craxi, in odore di avviso di garanzia, non diventò Presidente del Consiglio
Non dimentichiamo che nel 92 Scalfaro, ben altro Presidente della Repubblica, quando si parlava di un avviso di garanzia a Craxi, che però non l’aveva ancora ricevuto, nel maggio del 92 Scalfaro non diede l’incarico a Craxi, nonostante che i partiti della maggioranza, appena confermata dalle elezioni dell’aprile 92, gli avessero confermato una sia pur risicata maggioranza al partito, ebbene Scalfaro non diede l’incarico a Craxi perché avrebbe potuto essere sfiorato da un avviso di garanzia e diede l’incarico a Giuliano Amato, che faceva parte dello stesso partito e della stessa maggioranza, ma non era coinvolto, personalmente almeno, in questioni di finanziamenti illeciti o corruzioni. Conseguentemente avrebbe dovuto essere il capo dello Stato, con la sua sensibilità istituzionale, a optare per un altro esponente del centrodestra di stretta fiducia di Berlusconi, che non avesse dei processi: insomma, qualcuno ancora ce l’hanno che non sia imputato o condannato, sempre meno, ma qualcuno ce l’hanno. Da Tremonti a Fini nessuno avrebbe trovato niente da eccepire. E’ già tutto avvenuto, Berlusconi è già diventato Presidente del Consiglio da imputato, è imputato praticamente da 15 anni e quindi non si capisce quale sarebbe la novità se tornasse a essere imputato dopo l’eventuale bocciatura della legge Alfano. Tutto questo allarmismo che c’è intorno alle dimissioni di Berlusconi è totalmente infondato sia perché l’esperienza ci insegna che lui da imputato non si dimette, sia perché l’esperienza ci insegna che nessuno gli ha mai chiesto di dimettersi in quanto imputato, salvo Di Pietro, che io ricordi non c’è nessun altro che abbia detto che Berlusconi si deve dimettere. Quindi Berlusconi, se verrà bocciato il Lodo Alfano, farà la solita gazzarra per qualche giorno e poi resterà al suo posto, continuando a fare il Premier e l’imputato come ha sempre fatto nei cinque anni del suo secondo governo, dal 2001 al 2006, quando era sotto processo e non ha mai pensato di dimettersi. Tentò anche all’epoca di salvarsi con uno scudo, il Lodo Maccanico /Schifani, lo scudo durò sei mesi: dall’estate del 2003 al gennaio del 2004, la Corte glielo bocciò, lo ritrascinò in Tribunale e lui continuò a fare il Presidente del Consiglio e l’imputato, quindi abbiamo anche il precedente specifico; Berlusconi, se torna imputato, non si dimette. Conseguentemente non si capisce di quale allarme per la caduta del governo si stia parlando in questo momento: è un modo per condizionare la Corte Costituzionale e purtroppo, a avere interesse che la Corte Costituzionale confermi il Lodo, non sono soltanto Berlusconi e la sua ristretta cerchia, ma è anche il Quirinale, perché quest’ultimo verrebbe a subire un gran ceffone dalla Corte Costituzionale, visto che molti giuristi, addirittura 100 costituzionalisti, compresi quattro o cinque ex Presidenti della Corte Costituzionale, avevano detto, in un famoso appello, che il Lodo era incostituzionale in forma palese, ictu oculi, al primo sguardo, incompatibile con l’articolo 3 della Costituzione e quindi c’erano tutti gli elementi affinché il capo dello Stato lo respingesse al mittente con un messaggio motivato alle Camere, come prevede la Costituzione. Il capo dello Stato non volle respingerlo, non respinge mai nulla, ha firmato tutto in questo anno e mezzo di terzo governo Berlusconi, ancora l’altro giorno ha firmato lo scudo fiscale e ci ha anche fatto sapere, redarguendo severamente un cittadino che aveva osato fare il cittadino, cioè chiedergli spiegazioni, che tanto è inutile respingere le leggi costituzionali, perché tanto Berlusconi le ripresenta uguali. Pensate che argomentazione poderosa! C’è un potere della Costituzione che consente, anzi impone al capo dello Stato, nel caso in cui la legge sia manifestamente incostituzionale, di rimandarla indietro, ma lui ci fa sapere che non le rimanda indietro perché tanto gliele ripresenterebbero uguali. Beh, almeno farebbe sapere che lui non c’entra, almeno farebbe sapere che lui ha provato a difendere la legalità e la Costituzione! Ciampi- per non parlare di Scalfaro e di altri loro predecessori- ha respinto leggi costituzionali, a volte il governo, per non scontrarsi con il Quirinale o la maggioranza, è stato costretto a riformarle e a migliorarle un po’, altre volte le ha ripresentate uguali e così si è legato il cappio al collo: è avvenuto, per esempio, con la Legge Pecorella, quella che aboliva l’appello per il Pubblico Ministero contro le assoluzioni e le prescrizioni, ma non aboliva l’appello dell’imputato contro la sua condanna in primo o secondo grado. Una legge manifestamente di impar condicio, che infatti Ciampi respinse, il Parlamento - maggioranza Berlusconi - gliela ripresentò identica, Ciampi a quel punto non poteva più non firmarla, ma spianò a questo punto la strada alla Corte Costituzionale, che fece a pezzi la Legge Pecorella, che ovviamente è doppiamente incostituzionale, sia perché l’aveva detto il capo dello Stato, supremo garante della Costituzione, che poi perché l’ha stabilito ufficialmente, dopo il replay, la Corte. La stessa cosa poteva avvenire o con il Lodo o con lo scudo fiscale, se si riteneva che fossero incostituzionali come molti sostengono che fossero.
Da domani la Corte ha il compito di stabilire se il Lodo è o meno costituzionale: non ha il compito di stabilire chi governa, anche perché, nel caso eventuale in cui Berlusconi decidesse, in un impeto di.. come dire? In un’illuminazione improvvisa di spirito istituzionale di dimettersi, non è che andrebbe al potere la sinistra, che le elezioni le ha perse, per altro giustamente, e che ha continuato a perderle anche nell’ultima tornata delle elezioni amministrative e europee. Governerebbe il centrodestra con un altro Presidente del Consiglio, che è perfettamente legittimo, nel senso che non siamo un Paese dove viene eletto il Presidente del Consiglio: da noi viene eletto il Parlamento, viene eletta una maggioranza che sceglie il suo Presidente del Consiglio indicandolo al capo dello Stato, il quale può decidere liberamente se prendere quel candidato della maggioranza o qualcun altro che gli piace di più, perché è il capo dello Stato che nomina il Presidente del Consiglio e, su su a indicazione, nomina i Ministri. Conseguentemente, se domani dovesse succedere qualcosa per cui Berlusconi non ci fosse più, ci sarebbe un altro esponente del centrodestra, che ha il diritto e direi anche il dovere di governare, visto che è stato mandato al Parlamento e al governo per governare e per amministrare il Paese. La Corte di tutto questo non si deve minimamente occupare e, chiunque parli di dimissioni o non dimissioni di Berlusconi, sta facendo un favore a Berlusconi, perché sta caricando la Corte di un fardello che non è il suo: la Corte deve prendere la Costituzione, prendere il Lodo Alfano, che tra l’altro non è un Lodo - l’abbiamo già detto: Lodo vuole dire soluzione concordata tra le parti e qui non c’è nulla di concordato con nessuno, qui c’è un signore che non vuole farsi processare e che si fa una legge ad hoc; la Corte Costituzionale deve prendere la Costituzione, prendere il Lodo Alfano - confrontarli e vedere se stanno insieme, vedere se sono compatibili l’uno con l’altro. Basta leggere l’articolo 3, “ tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge, senza distinzione di posizione personale, sociale, questioni razziali, sessuali, religiose, ideali” etc. etc. e, dall’altra parte, vedere se una legge che stabilisce l’impunità per quattro alte cariche dello Stato è compatibile con quell’articolo 3, questo deve fare la Corte Costituzionale.
Il Lodo serve solo a Berlusconi, come ha dimostrato "Il Fatto"
Tra l’altro quest’ultima sa, grazie a Il Fatto Quotidiano - permettetemi che ci vantiamo delle poche cose buone che riusciamo a fare! - che quel Lodo non è fatto per le quattro alte cariche dello Stato, ma per una, la più bassa, il nanetto, perché? Perché le altre tre non hanno processi, o meglio ne aveva uno Fini: ne aveva uno perché? Perché il Pubblico Ministero di Potenza, che adesso è in trasferimento a Napoli, Harry John Woodcock , l’aveva querelato per delle dichiarazioni sgangherate che Fini aveva fatto a Porta a Porta, quando aveva detto che Woodcock doveva cambiare mestiere, perché non sapeva fare il magistrato, quando Woodcock aveva messo sotto inchiesta la moglie di Fini, il segretario di Fini e il factotum di Fini: ricorderete lo scandalo del portavoce Sottile, che usava l’auto blu per scarrozzare le soubrette alla Farnesina e poi è stato condannato per peculato in primo grado. Ricordate la storia del segretario di Fini, Proietti, che era stato beccato al telefono mentre parlava di cliniche, di quote di cliniche etc. con la moglie di Fini, l’inchiesta poi passò a Roma, non se ne è mai più saputo niente, come spesso avviene quando le inchieste passano a Roma, ma in ogni caso quella era l’inchiesta che aveva fatto infuriare Fini, il quale però, a mente fredda, doveva aver capito che l’inchiesta era buona, perché infatti ha mandato via il suo portavoce Sottile e poi si è separato da sua moglie, diciamo implicitamente ammettendo che forse Woodcock non aveva tutti i torti.
Che cosa è  successo la scorsa settimana? Che Il Fatto Quotidiano ha pubblicato la notizia che i magistrati di Roma avevano congelato - diciamo - in un cassetto, in freezer - i freezer della Procura di Roma sono sempre stati molto capienti! - il processo per diffamazione a Fini, che era stato, nel frattempo, rinviato a giudizio per aver diffamato Woodcock. Ci siamo domandati su Il Fatto - l’ha scritto Marco Lillo - ma è possibile? Fini aveva detto che non si sarebbe avvalso del Lodo Alfano, che è rinunciabile, e non gli fanno il processo lo stesso?! Non lo processano neanche se insiste per essere processato, ma cosa deve fare questo povero Fini per farsi processare?! L’ha detto che non vuole ricorrere al Lodo Alfano! Allora abbiamo contattato l’Avvocatessa Giulia Bongiorno, che assiste Fini in questo frangente e le abbiamo chiesto “confermate di voler essere processati?” e lei ha detto “ certo!” e hanno chiesto proprio alla Procura di Roma di sbloccare questo maledetto processo.
A questo punto, quando si è saputo ufficialmente che Fini chiedeva di essere processato, ossia di essere spogliato dello scudo spaziale del Lodo, Woodcock ha fatto un bel gesto e ha detto “ va bene, mi dichiaro soddisfatto, finalmente abbiamo un esponente delle istituzioni che compie un gesto istituzionale, finalmente abbiamo un politico che si comporta come si deve comportare chiunque e quindi per me questo gesto è talmente istituzionale e talmente raro da compensare ampiamente l’offesa che ho ricevuto quella volta a Porta a Porta. Mettiamoci una pietra sopra, ritiro la querela a Fini”, dato che la dichiarazione è procedibile soltanto a querela della parte lesa, se la parte lesa ritira la querela il processo evapora. E questo secondo me è stato un bel gesto: è stato un bel gesto perché ha consentito a Woodcock di fare capire che lui non era andato a querelale Fini per un accanimento o per prendere dei soldi e, dall’altra parte, ha fatto capire che anche Fini aveva fatto un bel gesto, perché in fondo gli sarebbe bastato non dire niente e il Lodo lo avrebbe coperto dalle conseguenze di quelle dichiarazioni sgangherate che spesso i politici fanno, coprendosi poi con varie forme di immunità, insindacabilità o invulnerabilità. Da questa settimana, grazie a Il Fatto Quotidiano, sappiamo che il Lodo serve solo a Berlusconi e basta e che quindi non è una legge generale astratta, perché le leggi devono essere generali e astratte, devono servire in astratto: no, questa è una legge particolare e concreta per dare l’impunità a una sola persona. Berlusconi poi ci ha messo del suo, perché ha detto “ beh, comodo Fini: Fini ha solo un processo per diffamazione, io invece ho pure le corruzioni”. Certo, per avere un processo di corruzione bisogna corrompere qualcuno o essere corrotti da qualcuno, è difficile che un giudice si alzi la mattina e inventi un processo per corruzione! Fini non ha mai corrotto nessuno, non è mai stato corrotto da nessuno e quindi non ha processi per corruzione: aveva, probabilmente, diffamato Woodcock, si è comportato in un certo modo e adesso non ha più neanche quel processo lì.
Stabilito che questa è una legge particolare e concreta per l’impunità di Berlusconi, stabilito che Berlusconi è anche andato a cena insieme all’autore di quella legge con due giudici costituzionali che domani saranno chiamati a decidere la costituzionalità di una legge, il cui autore va a cena con loro accompagnato dall’utilizzatore finale, noi siamo in grado di farci un’idea: non un’idea di quello che giudicherà la Corte, perché la Corte ce lo farà sapere quando avrà deciso, ma un’idea sul fatto che, se la decisione fosse una decisione tecnico /giuridica, non ci sarebbero possibilità di dubbio, il Lodo Alfano sarebbe incostituzionale. Se invece dovessero subentrare altre valutazioni di politica, di opportunità, il momento, “cade il governo, oddio cosa succede? Dobbiamo assumerci la responsabilità”, se entrassero queste valutazioni - che non devono entrare - nel Palazzo della consulta beh, allora ovviamente ci sarebbe l’uno, ci sarebbe il due e ci sarebbe l’x come esito finale, anche perché i giudici già sanno, visto che l’hanno già assaggiato altre volte, che arriverà il randello sulla loro testa, se oseranno mai dichiarare incostituzionale una legge incostituzionale!
La multa di 750 milioni di euro a Fininvest
Leggete quello che hanno scritto e hanno detto i giornali, i telegiornali e gli esponenti del centrodestra l’altro giorno, quando il giudice di Milano ha finalmente stabilito il risarcimento per la Cir di De Benedetti, che venti anni fa era stata derubata della più grande casa editrice italiana. Ne abbiamo parlato quest’estate, del fatto che sarebbe arrivata questa sentenza, lo sapevano tutti: la decisione era.. il giudice era in fase di decisione da un anno, un anno per decidere dopo un processo che era durato altri anni. Hanno scritto che questa è giustizia a orologeria: giustizia a orologeria rispetto a cosa? Ci sono elezioni, ci sono.. che c’è? Quale è la ragione per cui non avrebbero dovuto emettere questa sentenza in questo momento? Il fatto è che le sentenze sfavorevoli a Berlusconi non devono mai essere emesse, fosse anche a Capodanno o a ferragosto, fosse anche a Natale: perché? Perché sono sfavorevoli a Berlusconi e i giudici non devono mai emettere sentenze sfavorevoli a Berlusconi: quella di domani potrebbe essere la seconda in una settimana, quella dell’altro giorno è stata sicuramente un’altra bella botta, perché sono 750 milioni di Euro e, del resto, stiamo parlando della più grossa casa editrice italiana che è stata rubata alla Cir da un giudice corrotto e dai tre Avvocati di Berlusconi, che l’hanno corrotto con soldi di Berlusconi. Pensate a quanti soldi avrebbe guadagnato il legittimo proprietario di quella casa editrice in questi 20 anni, se non gli avessero rubato la casa editrice e quindi pensate a quanto vale la Mondatori, più il lucro cessante, più le opportunità perdute da un imprenditore che se la è vista scippare da una sentenza frutto di corruzione. E pensate politicamente come sarebbe cambiato il Paese, se il principale gruppo editoriale italiano non fosse stato nelle mani di Berlusconi, ma fosse stato nelle mani di un gruppo editoriale critico nei confronti di Berlusconi. Nell’89 /90 la Mondatori non solo passa di mano, ma passa dall’opposizione al Caf (Craxi, Andreotti, Forlani), nelle mani del Caf di cui Berlusconi era il trombettiere numero uno come editore e poi, quando diventa lui politico, la Mondadori diventa il suo battaglione di combattimento. Chissà, senza la Mondadori, che cosa ne sarebbe stato del Caf: magari sarebbe caduto prima! Che cosa ne sarebbe stato di Berlusconi: magari non avrebbe vinto le elezioni, vista l’influenza che hanno i gruppi editoriali sull’elettorato, oltre all’aspetto finanziario.
Tre ragioni per bocciare la legge Alfano
E allora concludo citando due o tre ragioni che Lorenza Carlassare, una bravissima costituzionalista che insegna a Padova e che scrive su Il Fatto Quotidiano, ha esplicitato per spiegare le ragioni del no al Lodo, ossia le ragioni per le quali il Lodo è incostituzionale. Dice, la Carlassare, su Il Fatto: “ è vero che, bocciato un Lodo Alfano, se ne approva un altro modificato e lo si manda immediatamente in vigore, come ha scritto Vittorio Feltri su Il Giornale il 14 settembre? Se così fosse, la Costituzione e le istituzioni di garanzia non sarebbero che un’inutile farsa e l’ordinamento intero un vuoto castello di carte smontabili a piacere- Feltri l’ha già detto, “ se lo bocciano lo rifacciamo uguale”: sarebbe la terza volta, perché avevano già fatto il Lodo Schifani /Maccanico; a piacere della maggioranza- si intende proprio il contrario di ciò che esige il costituzionalismo, il cui obiettivo è porre limiti al potere”, senti che bello: il costituzionalismo ha, come compito, quello di porre limiti al potere. “ Nessuno credo che potrebbe pensarlo, anche se è già successo. Dichiarata incostituzionale la Legge Schifani nel 2004, nel 2008 è stata approvata la Legge Alfano, sulla quale adesso la Corte Costituzionale è chiamata a decidere. Nell’ipotesi, a mio avviso certa, che sia dichiarata illegittima - la Carlassare si rifiuta di pensare che entrino in Corte valutazioni politiche - il governo e la sua maggioranza potrebbero tentare per la terza volta? Bisogna rispondere con fermezza che la riapprovazione di una norma dichiarata illegittima non è consentita e dunque, se la Corte, pronunciandosi sull’Alfano, menzionasse tra gli altri anche questo motivo, il Presidente della Repubblica potrebbe, senza incertezze, non promulgare il Lodo terzo, che Feltri ci ha annunciato. Dove sta il problema? Il governo potrebbe sostenere che la legge è diversa dalla precedente, come già oggi sostiene: in giudizio e fuori il Ministro La Russa l’ha ribadito con vigore, affermando che la Legge Alfano è stata costruita tenendo conto di tutti i rilievi mossi al Lodo Schifani nella sentenza del 2004” e la stessa cosa, purtroppo, l’ha sostenuta anche il capo dello Stato quando ha firmato, ha detto “ firmo il Lodo perché recepisce le critiche della sentenza della consulta contro la Schifani”, ma non è vero e infatti scrive, la Carlassare, che “ puntuali rilievi sul Lodo Schifani sono stati bellamente ignorati nel Lodo Alfano: per esempio, la posizione di chi presiede il Consiglio dei Ministri e le Camere non può essere differenziata da quella degli altri membri del collegio. Il Presidente del Consiglio non ha uno status diverso da quello dei suoi Ministri e i Presidenti delle Camere non hanno uno status diverso dai parlamentari: sono primi inter pares , ma non sono sopra e conseguentemente non si vede perché loro siano immuni e gli altri no”. Qualche differenza comunque c’è: le alte cariche tutelate, invece di essere cinque come nel Lodo Schifani, adesso sono solo quattro, hanno tolto il Presidente della Corte Costituzionale. “Resta però immutato il vizio di fondo nel Lodo Alfano come nel Lodo Schifani: la sospensione dei processi per i reati comuni anche precedenti all’assunzione della carica deroga il principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione, di fronte al quale non può prevalere l’esigenza di tutelare il sereno svolgimento delle funzioni pubbliche - questa è la scusa, no? Non bisogna distrarre Berlusconi perché sta lavorando per noi - quell’esigenza, pur apprezzabile, si scontra infatti con valori fondamentali di superiore livello: il proprio della parità di trattamento di fronte alla giurisdizione è alle origini della formazione dello Stato di diritto; la continuità tra le due leggi è chiara, di sereno svolgimento delle funzioni si parla nella relazione del Ministro Alfano, come si parlava a proposito della Legge Schifani, che è stata respinta dalla Corte Costituzionale, la quale ha detto che “ la sospensione dei processi, disposta durante il mandato, corrisponde al periodo di tempo che legislatore ha ritenuto sufficiente per consentire alla persona che riveste l’alta carica di organizzarsi per affrontare contemporaneamente gli impegni istituzionali di un eventuale nuovo incarico e il processo penale””. Questa, scusate, non è la sentenza della Corte: questa è la tesi dell’avvocatura dello Stato, che difende non lo Stato, ma Berlusconi. E allora come si fa a evitare che chi ricopre un’alta carica sia distolto dai suoi compiti di difendersi in sede penale? Basta concordare il calendario delle udienze: del resto Berlusconi non è mai andato alle sue udienze, salvo quando doveva fare le dichiarazioni spontanee. E’ quello che scrive la Procura di Milano.
“Vero è che l’effettiva e esclusiva finalità perseguita dalla Legge Alfano non è tanto quella di consentire all’Onorevole Berlusconi di organizzare le sue difese, ma di consentirgli di difendersi dal processo per frode fiscale e dal processo per corruzione in atti giudiziari. La Legge Alfano fu voluta dallo stesso Berlusconi per ritardare la celebrazione dei suoi processi penali. La Legge Schifani mirava a ritardare la celebrazione del processo Sme, la Legge Alfano - scrive sempre la memoria della Procura di Milano - mira a ritardare la celebrazione di almeno altri due processi, il processo Mills e il processo Mediaset” e adesso arriva pure il processo Mediatrade.
“ Lascia infine perplessi l’argomento - scrive la Carlassare - dell’avvocatura dello Stato che, qualunque sia il reato contestato, attinente o estraneo alle funzioni pubbliche, è la pendenza del giudizio a far sorgere il problema. Che un Presidente sia accusato di un reato grave e infamante non fa già sorgere il problema?”, domanda la costituzionalista, “ i mesi di comunicazione dai quali le notizie sono presentate nelle forme che suscitano maggiormente la curiosità del pubblico, utilizzando formule suggestive - perché questa è l’altra ragione accampata dall’avvocatura dello Stato, “i giornali ne parlano, se Berlusconi va sotto processo, eh, già, ne parlano! E’ un brutto affare la libertà di stampa”! - scrive “ queste cronache giornalistiche non sono una fissazione dei giornalisti, è che sono messe in moto dalle accuse gravi che pendono su Berlusconi, e non è che spariscano, quelle accuse, solo perché il processo è congelato dal Lodo, la stampa ha il dovere di parlarne anche se il processo è sospeso, di quelle gravi accuse, perché il problema sono le accuse a Berlusconi, non è il fatto che lui sia o meno, in questo momento, sotto processo. Quindi la sospensione non serve neanche al sereno esercizio delle funzioni, tant’è vero che, nella sentenza della Corte sul Lodo Schifani, era giudicato contrario al diritto di difesa, questo proprio di sospendere i processi alle alte cariche, perché non prevedeva la rinuncia dell’accusato alla sospensione per ottenere l’accertamento giudiziale che egli può ritenere a sé favorevole. E poi - conclude la Carlassare - per chi ricopre un’alta carica sarebbe conveniente affrettare i tempi del processo, dimostrare la propria innocenza e esercitare la funzione finalmente sereno, sempre - si intende - che innocente lo sia davvero”. Mi pare un’ottima precisazione. Speriamo di ritrovarci qua lunedì prossimo a commentare una bella sentenza della Corte che ci faccia sentire ancora cittadini di uno Stato di diritto, dove la legge è uguale per tutti senza eccezione alcuna. Continuate a leggere Il Fatto Quotidiano e continuate a seguirci su Passaparola. Buona settimana, passate parola!   

lunedì 28 marzo 2011

video Marco Travaglio - La fine della Mondadori - 27/07/2009

La fine della Mondadori - 27/07/2009


 "Buongiorno a tutti. Utilizziamo i passaparola di questo periodo vacanziero per fare degli appuntamenti un po’ più brevi del solito e per dare una sistematina a alcune questioni pendenti, che spesso ricorrono anche nelle vostre domande, nei vostri post, nelle vostre richieste di spiegazioni.
Quella di cui voglio parlarvi oggi è la faccenda Mondadori, perché sta per arrivare a sentenza - non si sa ancora se prima o dopo le ferie - una vicenda che potrebbe chiudere la famosa guerra di Segrate, la guerra che, tra il 1989 e il 1990, contrappose De Benedetti a Berlusconi per il possesso della Mondadori: qualcuno ricorderà come era iniziata, ve la sintetizzo.

Il furto della Mondadori

Nell’89 Berlusconi prende una piccola quota della Mondadori, il mandato che si è dato e che gli ha dato anche Craxi dopo l’occupazione di tutte le televisioni private è quello di mettere le mani anche sul più grande gruppo editoriale italiano che, in quel momento, pubblicava Repubblica, Espresso, Epoca, Panorama, una quindicina di giornali locali, quelli del gruppo Finegil e poi tutto il ramo libri, perché era un gruppo dove la libertà di stampa era una cosa seria e quindi era un gruppo giornalistico e editoriale che faceva le pulci al Caf di Craxi, Andreotti e Forlani e che, conseguentemente, Craxi voleva ricondurre all’obbedienza, come aveva fatto con le televisioni private. Berlusconi speranze di occupare la Mondadori al 100% e neanche di ottenere la maggioranza non ne aveva, perché gli eredi Mondadori, gli eredi di Arnoldo, la famiglia Mondadori Formenton si era già impegnata per iscritto a cedere a De Benedetti la maggioranza azionaria di quelle quote entro il 1990 e quindi Berlusconi avrebbe potuto soltanto avere una quota minoritaria. Ma lui non si perse d’animo e, con le sue solite arti persuasive, per usare un eufemismo, convinse gli eredi Mondadori a promettere per iscritto a lui ciò che avevano appena promesso a De Benedetti. Contenzioso, si decise tra le due parti in lite di affidarlo a un arbitrato, ossia a una soluzione extragiudiziale, i tre arbitri, scelti uno da una parte, uno dall’altra parte e l’altro scelto dal Tribunale, il Presidente del collegio arbitrale, emisero il famoso Lodo Mondadori che dava ragione a De Benedetti e quindi quest’ultimo tornò in possesso della casa editrice. A quel punto Berlusconi rovesciò il tavolo e impugnò il tutto davanti Corte d’Appello di Roma, la Corte d’Appello di Roma, Sezione Civile, fu chiamata a confermare o a bocciare il Lodo e a occuparsene fu chiamato un giudice amico di Cesare Previti, il giudice Vittorio Metta il quale, in una sentenza fulminea, riuscì a ribaltare il Lodo, a cancellarlo e quindi a sfilare la Mondadori dalle mani di De Benedetti e a consegnarla a Berlusconi.
Subito dopo questa sentenza Metta ricevette 420 milioni di lire in contanti provenienti da fondi neri del gruppo Fininvest in Svizzera, a portarli in Italia era stata una complessa operazione finanziaria che aveva coinvolto tutti e tre gli Avvocati della Fininvest: Previti, Pacifico e Acampora.
Il fatto che questa sentenza fosse piuttosto puzzolente derivò anche dal fatto che fu depositata, nei primi giorni del 1990, 24 ore dopo la Camera di Consiglio, ossia il giudice entrò in Camera di Consiglio e ne uscì 24 ore dopo con una sentenza scritta a mano di 180 pagine: è segno che o era meglio di Balzac e era riuscito a scrivere a mano in una sola notte 180 pagine, anzi scusate 169 pagine, oppure quella sentenza l’aveva scritta prima o magari non l’aveva neanche scritta lui e, in effetti, pare che fosse stata scritta o suggerita dagli Avvocati della Fininvest, che poi lo corruppero in cambio di quella sentenza comprata. Risultato: Berlusconi si trova in mano il gruppo Mondadori, spaventa la parte della Democrazia Cristiana che vede con sospetto l’ascesa di Craxi e quindi Andreotti, alla fine, impone al ladro di restituire una parte del maltolto: è un po’ come imporre a uno che ha rubato una macchina di restituire il tubo di scappamento, il cambio e il volante. Berlusconi e soci restituirono Repubblica, L’Espresso e i giornali Finegil, mentre del gruppo Mondadori si tenne tutto il resto dei giornali, compresi Panorama e Epoca, che all’epoca andavano molto forti e poi tutto il ramo libri. Dal 1990 Berlusconi è proprietario di una casa editrice che è stata rubata a De Benedetti con una sentenza comprata: questo è il quadro.
Un miliardo di euro di danni (a spese nostre?)

Molti chiedono: ma perché De Benedetti non l’ha richiesta indietro? E’ possibile che la Cassazione abbia condannato il giudice Metta per corruzione giudiziaria, gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora per averlo corrotto per conto di Berlusconi con soldi di Berlusconi per procacciare la Mondadori a Berlusconi e De Benedetti non chieda la Mondadori indietro? In realtà non è così semplice: non si può chiedere indietro la macchina rubata, anche perché nel frattempo la macchina ha cambiato fisionomia. Sicuramente si possono chiedere i danni e infatti De Benedetti, dopo che la Corte di Cassazione ha stabilito non solo che gli Avvocati di Berlusconi e il giudice Metta erano colpevoli di corruzione, ma la Corte di Cassazione ha anche stabilito - cito testualmente - “il diritto di De Benedetti a avere indietro, in separata causa civile, il danno emergente e il lucro cessante”. E’ evidente, il danno che ti hanno portato via la roba e, nello stesso tempo, il fatto che tu per anni non hai potuto introitare gli utili di un gruppo che sarebbe stato tuo, se quella sentenza non te l’avesse sottratto. “Sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. E’ ovvio che il gruppo Fininvest, avendo un colosso in più nel suo seno, ha potuto prosperare anche dopo la quotazione in borsa di Mediaset nel 1996 e invece De Benedetti, con la sua Finanziaria - la Cir -, si è visto portare via due gioiellini da niente: prima la Mondadori, anzi prima la Sme e poi la Mondadori, sempre per l’intervento di Berlusconi, più o meno pilotato da Craxi.
Questa causa civile è una causa della quale nessuno parla: ne ha parlato Rinaldo Gianola su L’Unità l’altro giorno e era, credo, il primo articolo dopo anni, per dire che la causa c’è e anzi, sta per andare in decisione; l’istruttoria è finita e il giudice monocratico Raimondo Mesiano, della Decima Sezione Civile del Tribunale di Milano, è in fase di decisione, sta decidendo. Sta decidendo su che cosa? Sul fatto che la Cir di De Benedetti, tramite gli Avvocati Elisabetta Rubini e Vincenzo Roppo, ha quantificato il danno che De Benedetti chiede indietro. Sono 468.000 e rotti Euro, che poi vanno naturalmente adeguati agli interessi e alla rivalutazione monetaria e che quindi ammontano a 1 miliardo di Euro, sono circa duemila miliardi di vecchie lire e questo De Benedetti chiede a Berlusconi, che non solo gli ha fregato la Mondadori, ma poi se la è tenuta e ci ha guadagnato per venti anni e continua a guadagnarci tutt’ora. La causa la Cir l’ha intentata solo alla Fininvest e non anche alle persone che, materialmente, hanno compravenduto la sentenza: perché? Perché sia Previti, sia Pacifico e sia Acampora e sia Metta risultano praticamente quasi nulla tenenti e quindi è inutile andare a cercare dei soldi, perché evidentemente o non li hanno o li hanno fatti sparire. Il problema è che poi c’è il comportamento di Metta, che era un giudice quando si è venduto la sentenza e quindi potrebbe doverne rispondere lo Stato del danno che Metta ha inferto al gruppo De Benedetti e lo Stato in questo momento è rappresentato da Berlusconi, conseguentemente è possibile che il governo Berlusconi sia chiamato, tramite il Ministero della Giustizia, a rifondere i danni che Metta ha provocato per essere stato pagato dal gruppo Berlusconi e questo è uno dei tanti aspetti paradossali della vicenda. Ma naturalmente, se per caso dovesse esserci una condanna del gruppo Fininvest a rifondere i danni a De Benedetti per la faccenda Mondadori beh, il gruppo Berlusconi ne avrebbe, a suo volta, un bel contraccolpo: già sono in difficoltà per la causa di divorzio di Veronica, che ogni settimana segna le novità che emergano sugli scandali di puttanopoli etc. etc. e, dall’altra, avrebbe pure questa mazzata, sempre nel caso che il gruppo venisse condannato, naturalmente.
L'utilizzatore finale

La cosa interessante è che, a questo punto, rimane in sospeso una domanda: dice, ma Berlusconi, che era il mandante, il finanziatore e il destinatario, diciamo l’utilizzatore finale di quella sentenza comprata, è possibile che l’abbia fatta franca? Sì, è possibile, perché ha incontrato dei giudici spiritosi della Corte d’Appello di Milano che, nel 2001, tra il 2001 e il 2002, adesso non ricordo esattamente la data, hanno stabilito che lui ha diritto alla prescrizione, perché ha le attenuanti generiche, perché gli hanno dato le attenuanti generiche? Perché è uno che per la sua posizione sociale di per sé le merita e poi perché, scrivevano i giudici, a Roma si sapeva che molti giudici erano corrotti e quindi così fanno tutti, invece che un’aggravante diventa addirittura un’attenuante. E’ uscito ufficialmente dal processo, ma poi , quando si sono dovuti giudicare i suoi complici, il giudice Metta e gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora, i giudici hanno dovuto pronunciarsi anche sul ruolo che ha avuto Berlusconi in questa vicenda e abbiamo una sentenza definitiva della Corte d’Appello di Milano, che è stata confermata ormai due anni fa, anzi tre anni fa dalla Corte di Cassazione, nella quale c’è scritto “Silvio Berlusconi, nei cui confronti è stata emessa sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, che ben poteva chiarire la causale del bonifico addebitato da conto non ufficiale del suo gruppo - i soldi che sono poi finiti al giudice Metta - dopo aver concordato la data del suo esame - cioè del suo interrogatorio - comunicava tramite i suoi legali la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere”. Quando gli fanno quelle domande lui non risponde mai, anche quando gli hanno chiesto da dove arrivassero i famosi soldi negli anni 70 e 80.
“Il percorso del denaro dai vari conti Svizzeri”, scrivono i giudici, “costituisce un imponente quadro indiziario preciso, univoco e concordante, tale da assurgere a piena prova e consente di affermare che il giudice Metta ha venduto agli stessi intermediari, nello stesso periodo, anche la causa Mondadori", dopo essersi venduto pure la causa Imi-Sir, pochi mesi prima. Aggiungono poi, i giudici, che “ Berlusconi è, in questa vicenda, un privato corruttore” e quindi risponde non di corruzione giudiziaria, ma di corruzione semplice, sulla quale ha avuto la prescrizione per le attenuanti generiche, esattamente come Previti, Pacifico e Acampora, che però non hanno avuto le attenuanti generiche e quindi sono stati condannati. Scrivono i giudici “ l’attività degli estranei nella consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta che, altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere in via diretta dal privato interessato”, cioè da Berlusconi, quindi usava degli intermediari. E’ un po’ come nella storia della D'Addario, no? C’è il pappone che paga e c’è l’utilizzatore finale che tromba, ma non deve neanche sporcarsi le mani con i soldi.
“La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, il corruttore è il nostro Presidente del Consiglio, tanto perché sia chiaro e poi “niente generiche agli intermediari e al giudice, perché- scrivono i magistrati - l’enorme gravità del reato e la gravità del danno arrecato non solo alla giustizia, ma all’intera comunità, minando i principi posti alla base della convivenza civile, secondo i quali la giurisdizione è valore e presidio a tutela di tutti i cittadini, ma un conseguente ulteriore profilo di gravità per l’enorme nocumento cagionato alla controparte - cioè a De Benedetti - nella causa civile e per le ricadute sul sistema editoriale italiano, trattandosi di una controversia, la cosiddetta guerra di Segrate, finalizzata al controllo dei mezzi di informazione” e poi ancora “niente attenuanti per la spiccata intensità del dolo”, ossia della volontà di fare un reato grave“ e ancora per i motivi a delinquere determinati solo dal fine di lucro e, più esattamente, dal fine di raggiungere una ricchezza mai ritenuta sufficiente” e ancora “per i comportamenti processuali tenuti da Previti e dagli altri” che, invece di comportarsi bene, “hanno continuato - scrivono i giudici - a rendere continue e spudorate menzogne” e poi per il precedente penale specifico da parte di tutti i protagonisti condannati, Metta e i tre Avvocati, che si erano appena compravenduti l’altra sentenza, quella dell'Imi-Sir per conto della famiglia Rovelli.
Quindi capite che qui stiamo parlando di un qualcosa che è già stato accertato giudiziariamente e che va soltanto quantificato dal giudice civile. Vedremo se si troverà un giudice coraggioso che avrà il coraggio, finalmente, di stabilire non soltanto che la Mondadori è stata rubata, non soltanto che a compravendere quella sentenza furono quel giudice e quei tre Avvocati di Berlusconi, ma che oggi il gruppo Berlusconi deve finalmente, con quasi venti anni di ritardo, risarcire chi è stato derubato. Passate parola e continuate a frequentare il sito antefatto.it per seguire passo passo la campagna abbonamenti e i primi inizi, i primi passi del nostro futuro quotidiano, Il Fatto Quotidiano. Grazie."