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sabato 26 marzo 2011

Video Marco Travaglio - Politica under 18 - 04/05/2009

Politica under 18 - 04/05/2009



trascrizione audio per utenti non udenti :

Buongiorno a tutti, anche questa settimana abbiamo avuto ottime occasioni per farci una idea di come funziona la stampa italiana e l’informazione in genere. Guardate non è questa una lamentazione per stracciarci le vesti e basta, credo che invece sia una occasione per studiare quali sono le tecniche di manipolazione dell’informazione e quindi per conoscerle e riuscire a difendersi.
Stavo cercando un articolo che può aiutare a capire ma farò qualche esempio, il primo esempio mi deriva da una esperienza che risale a martedì scorso, mentre la Federazione dei giornalisti tedeschi mi premiava a Berlino con il premio per la libertà di stampa che viene dato ogni tre anni e che è un premio che oltre a inorgoglire me deve inorgoglire anche il nostro paese, che è entrato nel club dei paesi nei quali viene considerato strano un giornalista che fa il giornalista, era successo sei anni fa alla Russia e tre anni fa alla Serbia, adesso è successo all’Italia. Gli organizzatori di questo premio mi hanno dato detto “noi ti manderemo la rassegna stampa con gli articoli usciti in Germania sul conferimento al premio nei tuoi confronti e tu mandaci la rassegna stampa degli articoli che usciranno in Italia per questo premio”. E io ho detto loro “guardate per quanto riguarda la rassegna stampa in Italia vi posso anticipare che sarà una serie di pagine bianche”, loro mi hanno guardato mi hanno detto “ma come non si è saputo? Ma come? Non conoscono l’importanza del nostro premio” e ho risposto “no no lo conoscono, è per questo che non ci sarà nessuno che ne parla”. Infatti poi è successo! E pazienza d’altra parte che senso avrebbe quel premio per la libertà di informazione se nel nostro paese ci fosse l’informazione, se ne avessero parlato i giornali italiani non avrebbe avuto senso dare quel premio a un giornalista italiano.
E allora poi nel prosieguo nella premiazione ho fatto un intervento - che trovate sul blog Voglio Scendere – nel quale ho cercato di spiegare quali erano i meccanismi e ho scoperto che c’erano in sala molti ragazzi, stiamo parlando di ragazzi liceali due dei quali veramente fantastici, hanno fatto un discorso per raccontare come io i libri come La scomparsa dei fatti e altri avevo spiegato quei meccanismi. Ma devo dire che quei meccanismi trovano sempre manipolazione nell’informazione trovano sempre più raffinate tecniche per riuscire a intontire la gente e a spostare immediatamente il tiro rispetto al nucleo della notizia.
Veronica, un fatto non privato
Vorrei partire da un fatto che sembra privato e che verrà spacciato per un fatto privato e che so che molti di quelli che vedono questo appuntamento considerano privato e quindi immagino già i commenti “ecco questo parla del divorzio tra il Presidente del Consiglio e la moglie, invece di parlare di cose serie”.
Guardate è un affare estremamente serio se il Presidente del Consiglio ha rilasciato interviste praticamente a tutti i giornali e sta cominciando a dichiarare a tutto spiano, a proposito del comportamento a suo dire tenuto dalla moglie, segno che i suoi sensori che sono sempre molto attenti segnalano un allarme. Un allarme perché forse certi comportamenti quando vengono descritti esattamente per quello che sono sono considerati un po’ eccessivi persino in un paese corrivo come l’Italia e da un elettorato corrivo come il suo.
I fatti sono molto chiari e voi sapete c’è una festa per i 18 anni di una ragazza, in quel di Casoria tra l’altro non stiamo parlando di una località mondana, e a un certo punto a questa festa per i 18 anni di questa ragazza si presenta il Capo del Governo, Capo del Governo che naturalmente non può pensare che la notizia rimanga riservata in quanto è difficile partecipare in clandestinità a una festa con decine e decine di persone. Tanto più che la ragazza poi e la di lei madre sono molto chiacchierone e quindi rilasciano copiose interviste, dalle quali si apprende che entrambe chiamano il nostro Presidente del Consiglio o “papi” o “papino”. I casi sono due: o c’è un rapporto filiale tra la ragazza e “papino” oppure c’è un rapporto di altro tipo visto che pare che i due si frequentino da anni, lui a Napoli lei a Roma etc..
E fin qui fatti suoi. Fatti suoi fino a che non vengono fuori perché quando vengono fuori diventano fatti di tutti e si ritorcono come un boomerang, per chi vuole prestare attenzione a queste cose, contro colui che ha fatto un uso smodato della sua famiglia adorata, della sua Sacra Famiglia, della sua Famiglia Reale, facendosi immortalare in pose regali dai suoi giornali di gossip, facendosi immortalare mano nella mano, le foto di gruppo con i parenti, ancora l’estate scorsa dopo gli screzi pubblici con la moglie, i libretti autoencomiastici prodotti da Bondi per le campagne elettorali, tipo Una storia italiana o quelle delle elezioni del 2006 con queste scene di idillio familiari tra i fiori, i prati etc. etc..
Quindi chi poi addirittura partecipa e patrocina i Family Day e si proclama davanti al Santo Padre un crociato difensore della famiglia tradizionale, chiede addirittura a un vescovo di derogare alle norme canoniche per consentire di fargli la comunione, sebbene divorziato una volta. Beh tutte queste vicende inevitabilmente diventano pubbliche ma facciamo finta che anche queste debbano rimanere private, facciamo finta che in un altro paese la amicizia improvvisamente scoperta tra una ragazza che ha appena compiuto 18 anni e che fino al giorno prima ne aveva 17 e quindi era minorenne, ci siamo? E il Presidente del Consiglio possa rimanere confinata nel privato, immaginate in quale paese rimarrebbe confinato nel privato e immaginate per quale motivo mai in Italia dove i giornali di gossip, quasi tutti pubblicati  e mandati in edicola da Berlusconi, si occupano dei fatti degli altri perché questi fatti suoi non dovrebbero essere paparazzati come si dice dai giornali e dai siti di gossip, per quale motivo in Italia l’unico che avrebbe diritto a farsi i fatti suoi dovrebbe essere l’uomo più pubblico. Mentre invece personaggi privati vengono continuamente sbattuti sui giornali con le loro love story anche se non vogliono, o con le loro presunte love story, qualcuno di voi ricorderà come Il giornale buttò addirittura in prima pagina un cosiddetto bacio galeotto  tra Di Pietro e una tizia che poi si scoprì essere semplicemente la partecipante a una festa dove c’era anche lui, avevano isolato la scena rispetto a altre decine di persone. La stessa cosa che avevano fatto quando era processato a Brescia e lo fotografarono con una ex  commessa credo della Standa, che però partecipava a una festa dove allargando l’inquadratura si sarebbero viste decine e decine di persone e invece naturalmente fu messa in copertina, credo fosse Giuliano Ferrara il direttore di Panorama all’epoca, quella inquadratura ristretta proprio per farlo risultare un poco di buono e un traditore.
Quindi ci si deve mettere d’accordo una volta per tutte, può l’editore dei giornali di gossip che si fanno gli affari degli altri invocare per se di potersi fare gli affari suoi al riparo? Facciamo finta che ci sia un lodo gossip per Berlusconi e che si debba quindi stendere un velo pietoso sull’intera vicenda.
C’è però un aspetto che non è il divorzio, che non sono i suoi rapporti con la moglie ammesso che ve ne fossero già prima perché lo sapevano tutti che da anni i due non vivevano più insieme e non passavano le vacanze insieme, si concedevano ogni tanto a qualche fotografo e a qualche paparazzo per fingere una unione che non c’era più, pare che l’unione si reggesse su un accordo per cui lei gli teneva la parte della moglie riservata, a patto che lui tenesse un comportamento dignitoso, questa è una parola che ricorre spesso nelle interviste o negli spifferi di Veronica. Comportamento dignitoso che è abbastanza incompatibile con le pubbliche sceneggiate e con le pubbliche esternazioni del latrin lover di Arcore. E allora ogni volta che ci sono queste sceneggiate lei ha reagito e adesso pare che abbia deciso di troncare.
Il “papi” non sta bene
Ma l’aspetto pubblico di tutta questa vicenda è ciò che dice la moglie del Presidente del Consiglio, la donna che dovrebbe conoscerlo meglio, dico dovrebbe, ma che sicuramente lo conosce bene, la quale dichiara: 1) non posso stare uno che va con le minorenni; 2) le chiedono di questa ragazza che lo chiama “papi” e che qualcuno aveva insinuato potesse essere la figlia naturale del Cavaliere e lei risponde “magari fosse sua figlia!”; 3) aggiunge e questa ve la devo citare testualmente “ho cercato di aiutarlo come si fa con una persona che non sta bene, ho pregato chi gli sta accanto di aiutarmi in questo ma è stato tutto inutile”. La domanda è: è privato il fatto che il nostro Presidente del Consiglio non sta bene o si comporta come uno che non sta bene, naturalmente non stiamo parlando di salute fisica, stiamo parlando di equilibrio nei comportamenti, sapete che tutto ciò è argomento di pubblico dibattito nelle democrazie, la salute fisica e mentale del capo del governo, addirittura l’età in certi paesi diventa un problema, negli Stati Uniti McCain dopo le chiacchiere sul fatto che era un po’ rincoglionito perché molto avanti negli anni ha dovuto depositare, a beneficio dei giornalisti che hanno potuto consultarle per un giorno intero, le sue cartelle cliniche. Quindi stiamo parlando l’equilibrio del Presidente del consiglio e l’eventuale, lo dice sua moglie, frequentazione con minorenni sono problemi di dibattito pubblico, infatti fateci caso – è questo il tema di come l’informazione depista – nessuno tranne un fugace accenno del Tg3 dei telegiornali della giornata di ieri ha mai riportato queste due dichiarazioni clamorose, gravissime se fossero vere, della moglie del Presidente del Consiglio. Alcuni liquidando semplicemente la cosa come un normale divorzio, tra l’altro notate Mediaset se anche divorzia il cane o il gatto della famiglia Reale dell’ultimo atollo del Pacifico ci fa su sei servizi, ieri si parlava del divorzio del nostro Presidente del Consiglio l’hanno liquidato con tre battute da studio imbarazzate. Ma anche alla RAI, ripeto a parte una citazione, nessuna frase che riguardasse queste dichiarazioni che sono il cuore del problema Veronica che dice “1) non posso stare con uno che frequenta minorenni; 2) il mio ex  marito non sta bene, avevo pregato chi li stava intorno avevo cercato anche io di aiutarlo”. E questo è un problema del quale bisognerebbe sapere, alla prima conferenza stampa bisognerebbe chiedere notizie sulle eventuali minorenni e sull’eventuale non star bene, immaginate le conferenze stampa all’italiana.
Adesso vedrete che la stampa e la televisione seguiranno passo passo il Cavaliere che porterà gli italiani lontano dal cuore del problema e ha già cominciato a farlo, ci accompagnerà proprio a forza a reti unificate a abbandonare il cuore del problema, eventuali minorenni, eventuali problemi di squilibrio, per andare in altra direzione. Leggo Berlusconi, Stampa “Berlusconi, mi dispiace per i miei figli ma questa volta è finita”, dispiace a lui per i suoi figli ai quali sempre secondo la moglie non concede nemmeno la sua presenza alle feste per i loro 18 anni, mentre va a quelle di altre improbabili personcine che lo chiamano “papi”. “Ho tenuto una situazione difficile ma ora non si può più andare avanti, non voglio dire nulla di male su di lei – facendo intendere che potrebbe dire delle cose brutte su Veronica che lo sopporta dal 1980 – quello che accade tra noi fa parte di una storia privata” e abbiamo visto che purtroppo non tutta questa storia è privata. “Mia moglie è cascata in un tranello come una ingenua ma contro di lei non dico niente di male, la storia delle veline è una macchinazione” tenete a mente eh perché a ogni intervista c’è un passo ulteriore, “non dirò niente di male su di lei” alla Stampa non dirò niente di male perché a Il corriere dice “è Veronica che deve scusarsi , so da chi è consigliata, meglio sobillata, la verità verrà fuori, il divorzio potrei chiederlo io”. Questa è ribaltamento totale della situazione, all’improvviso è la moglie che deve scusarsi con lui per averlo colpito in campagna elettorale come se in campagna elettorale si dovesse sopportare di tutto, oppure come Fantozzi quando si pesta il dito mettendo in piedi la tenda che per non urlare e svegliare gli altri attraversa l’intera foresta trattenendo le urla per poi andare a urlare un quarto d’ora dopo! Questo è quello che lui pretendeva dalla sua signora, che però dovrebbe scusarsi con lui.
Ma ancora Repubblica, altra intervista “mia moglie vuole mettermi i figli contro – come se non ci fosse riuscito abbastanza lui da solo – se vuole così ora saremo durissimi. Saremo durissimi è quello che si può prevedere e cioè quello che è successo in questi anni a tutti i personaggi che hanno osato mettersi di traverso sulla strada di Berlusconi.
Il pool di Mani Pulite, schedato, spiato, calunniato, diffamato, martellato, massacrato a reti unificate e sui giornali della Real Casa, Stefania Ariosto, una donna che è stata, hanno tentato - perché poi ha una tempra di ferro – di distruggere in ogni modo chiamandola con gli insulti più terrificanti, più maschilisti, insinuando delle cose inaudite e poi tutti i giornalisti che sono stati epurati, mentre venivano epurati dovevano essere anche squalificati moralmente, massacrati e quindi bisognava fare apparire che l’epurazione era giusta perché si trattava di bloschi figuri, Montanelli prima e dopo la sua cacciata da Il giornale, fino alla morte, fino a 92 anni e cioè fino al 2001. Biagi, Santoro, Luttazzi, Sabina Guzzanti le diedero addirittura della drogata, Grillo ne sa qualcosa quando ogni volta che usciva di casa incontrava qualche spione travestito da giornalista o viceversa che interrogava l’eventuale personale di servizio per vedere se magari si era messo le dita nel naso o aveva detto le parolacce o se magari non aveva ritirato uno scontrino, cose di questo genere. È una sorte che tocca a tutti coloro che vengono a trovarsi di traverso sulla strada del padrone d’Italia e quindi si può immaginare cosa succederà a questa donna e si può immaginare soprattutto per quale motivo ha tentennato così a lungo prima di arrivare a questo passo, perché arrivare a questo passo significa ritrovarsi soli contro l’uomo più potente d’Italia e forse non solo d’Italia, in grado veramente di fare male quando decide di essere durissimo, cioè quando capisce che qualcuno non può essere comprato.
L’informazione seguirà questa strada e avremo una specie di guerra dei Roses nella quale lui farà la vittima e comincerà a diffondere infamie che non troveranno smentite, perché lui possiede tutto e lei non possiede niente, anzi forse sarebbe il caso che la signora si liberasse del Foglio che gentilmente aveva accettato per conto del marito di svolgere il ruolo di editore prestanome, esattamente come lo sono il fratello per Il giornale e i figli per la Mondadori, la figlia di primo letto per la Mondadori. In realtà ha sempre continuato a comandare lui come comanda lui nelle televisioni e come comanda lui in RAI.
L’importante è che chi ci tiene a capire qualcosa di questa vicenda non perda mai di vista il punto di partenza che sono quelle due frasi “è una persona che va trattata come una persona che non sta bene” e l’altra frase non so se è vera ma lo dice sua moglie “non posso stare con uno che va con le minorenni”.
Forleo, de Magistris e Genchi avevano ragione
Ma esempi su questo modo di fare informazione o di non fare informazione o di fare disinformazione ne abbiamo avuti in settimana un sacco e una sporta, per esempio avevamo raccontato nelle scorse settimane come i magistrati di Salerno dopo la perquisizione a Catanzaro, i magistrati che osavano indagare e scoprire le ragioni di Luigi de Magistris perseguito dai suoi colleghi a Catanzaro e cacciato per ordine politico dal Consiglio Superiore della Magistratura, avevano ottenuto ragione dal Tribunale del riesame ma il Consiglio Superiore della Magistratura se ne era fregato e li aveva cacciati lo stesso. Poi abbiamo scoperto che anche Gioacchino Genchi, accusato dalla Procura di Roma di ogni nefandezza, perquisito dal Ros per contro della Procura di Roma non aveva fatto niente di male, così ha stabilito il Tribunale del riesame che ha fatto a pezzi le accuse a Genchi, distruggendo praticamente l’impianto accusatorio della Procura di Roma e disintegrando il decreto di perquisizione e sequestro e ordinando la restituzione degli atti a Genchi, anche se poi la Procura di Roma per misteriosi motivi gli ne ha restituito solo un pezzo.
Forse è sfuggito ai più, perché nessuno ne ha parlato, che anche gli altri due tasselli del caso Catanzaro sono andati a posto, il fatto che voi non l’abbiate saputo guardando i telegiornali o leggendo i giornali vuole dire che sono andati a posto ma non a posto come avrebbero sognato lor signori. Sapete che Clementina Forleo per essere andata a Anno Zero a difendere de Magistris e a denunciare quello che stava accadendo a lei fu a sua volta cacciata dal Consiglio Superiore della Magistratura, allontanata da Milano e spedita a Cremona. Bene, l’altro giorno il Tar del Lazio ha stabilito che Clementina Forleo non doveva essere trasferita a Cremona, doveva rimanere a Milano e ha stabilito dunque che è totalmente illegittimo il decreto del suo trasferimento, le citazioni precise del Tar le traggo dall’unico giornale che ha raccontato questa vicenda Il Corriere della sera, sul giornale una brevina, sulla stampa una brevina, guardate la notizia che non dovevano trasferire la Forleo vi ricordate quando l’hanno trasferita? Mesi e mesi di linciaggio mediatico, chilometri di piombo, una brevina. Repubblica questo è lo spazio dieci righe “Il Tar annulla il trasferimento” come se fosse una cosa amministrativa. Il Tar ha detto “a) che non doveva essere trasferita; b) che non si poteva per legge trasferirla per le sue esternazioni, perché? Perché la nuova legge sull’ordinamento giudiziario implica che il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale può essere disposto soltanto quando siamo in presenza di un comportamento incolpevole del magistrato, cioè quando il magistrato si ritrova per ragioni di amicizia o di parentele a essere incompatibile con il posto dove svolge le sue funzioni”. Ma dato che qua alla Forleo venivano contestate delle esternazioni deliranti che descrivevano situazioni abnormi allarmi eccessivi e coso, quelli erano comportamenti o colpevoli o colposi e quindi andavano trattati in sede disciplinare con tutte le garanzie del caso. Cosa che non le è stata garantita e in più scrivono i giudici il Consiglio Superiore della Magistratura non avrebbe dovuto respingere la istanza che la Forleo aveva fatto nei confronti della Cons. Letizia Vacca dei Comunisti Italiani, perché si astenesse. Sapete che la signora Vacca aveva anticipato prima ancora di iniziare il giudizio sulla Forleo e de Magistris, che Forleo e de Magistris erano due pessimi magistrati e che quindi avrebbero dovuto essere cacciati, detto da una che di lì a poco avrebbe dovuto giudicarli. Voi capite che se non si astiene un giudice così prevenuto che anticipa la sentenza prima di iniziare il processo non c’è un processo giusto e infatti il Tar dice che era giusto astenersi perché anticipare quel giudizio significava inficiare la legittimità di quel processo, qualunque fosse stata poi la decisione finale.
E quindi quando la Forleo tutti dicono che a torto, sappiamo bene perché per avere osato toccare i politici padrini dei furbetti del quartierino che scalavano le banche e Il Corriere della sera contro la legge, è stata distrutta mediaticamente e poi quando il Tar ha stabilito che non andava trasferita ecco lo spazio medio che ha avuto sui giornali.
Le inchieste del procuratore Woodcock
L’ultimo esempio che volevo farvi, quante volte avete letto titoli come questo? “Il procuratore Woodcock, ecco le inchieste con il trucco, Woodcock è il magistrato che vende fumo, è il magistrato che acchiappa fantasmi, Woodcock senza limiti, indaga sulla Orlandi. Non era vero naturalmente ma questo è Il giornale, non gli capita mai di scrivere cose vere neanche per sbaglio.
Insomma le inchieste patacca, etc.. È la stessa accusa che è stata lanciata a de Magistris, c’è addirittura un ominide con le meches che  sempre sul Giornale sta facendo il ritratto di de Magistris per dipingerlo come uno che non riesce mai a concludere una inchiesta e infatti ha ragione perché gliele portano via tutte, invece lui dice che non le conclude perché non è capace. La domanda è questi magistrati che non sono capaci e che acchiappano fumo, perché gli levano sempre le inchieste o tentano di levargliele o levano loro? Gliele lasciassero concludere, l’abbiamo detto tante volte se non sono capaci faranno un buco nell’acqua. Invece no li descrivono come incapaci ma poi sono terrorizzati da questi magistrati, tant’è che gli scippano le inchieste.
de Magistris più sfortunato se ne è visto scippare tre, Woodcock che pure ne ha viste di tutti i colori in questi anni è riuscito a portare a termine il suo lavoro e l’altro giorno, onore a Repubblica che sia pure in piccolo ci ha dato entrambe le notizie, nello stesso giorno in cui dieci righe alla Forleo allargando lo spettro pag. 18 di venerdì Repubblica c’erano due titoli “200 telefonate alle segretarie, Vattani condannato per peculato, Why Not verso il maxi processo, chiesto il giudizio anche per Loiero, Governatore della Calabria”. Oibò direte voi, Why Not ma non era una inchiesta basata sul nulla? Ma non era una porcheria inventata da de Magistris per colpire Prodi, Mastella e chi più ne ha più ne metta? Non era la solita acchiappa fantasmi? Adesso la Procura generale di Catanzaro che ha ereditato l’inchiesta dopo che l’hanno tolta a lui chiede il rinvio a giudizio di 98 indagati, pensate un processo a 100 persone, un maxi processo compreso il capo della regione Loiero del  centro-sinistra. Ah allora questo de Magistris non era mica quel coglione che volevano fare apparire?
Da questa parte 200 telefonate alle segretarie, Vattani condannato per peculato, chi è Vattani? È un ambasciatore, era il primo ambasciatore della Farnesina e ora è il Presidente  dell’Istituto per il commercio estero, è sotto processo per peculato per avere fatto migliaia di Euro di bollette telefoniche con il telefonino dello Stato per parlare con le sue amichette e le sue segretarie. Sapete quanto gli hanno dato in primo grado? Gli hanno dato due anni e otto mesi per peculato, per essersi appropriato di beni pubblici, sapete chi l’ha fatta questa inchiesta? Adesso il processo è a Roma, questa inchiesta l’ha iniziata e i fatti li ha scoperti Woodcock, quell’altro che acchiappa i fantasmi, naturalmente i giornali si sono dimenticati quei pochi che hanno parlato della condanna di Vattani in primo grado, che questa scoperta si doveva all’acchiappa fantasmi e allo stesso modo si sono dimenticati di scrivere che per Why Not aveva ragione de Magistris.
I fatti separati dalle opinioni quante volte ne abbiamo parlato, l’opinione diffusa, diffusa a arte, è una bugia, Woodcock è un incapace, de Magistris  è un incapace, la Forleo è pazza, Genchi è un delinquente, dopodiché le sentenze vengono a smentire queste bugie e allora cosa si fa? O non se ne parla proprio di queste sentenze oppure se se ne parla si dimentica di spiegare alla gente che significato hanno, qui ci sarebbe dovuto essere una postilla “aveva ragione Woodcock nell’altra aveva ragione de Magistris”. Nella breve aveva ragione la Forleo e avevano torto tutti quelli che dal Capo dello Stato al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Mancino e a tutti gli altri hanno sparato fuori de Magistris, la Forleo e i magistrati di Salerno che hanno avuto, sentenze alla mano, tutti ragione, de Magistris è l’ultimo caso archiviazione dell’indagine contro di lui a Salerno nata dalle denunce dei suoi colleghi di Salerno. Quelli che sono stati trattati con i guanti gialli.
In questo caso i fatti separati dalle opinioni significa che devono rimanere solo le opinioni, i fatti è meglio non raccontarli, quando naturalmente le opinioni sono bugie. Passate parola!

Video Marco Travaglio - RAI: la voce del padrone - 20/04/2009

RAI: la voce del padrone - 20/04/2009




trascrizione audio per utenti non udenti :

Buongiorno a tutti, oggi dirò pochissime cose di mio: oggi vorrei fare Indro Montanelli, nel centenario della sua nascita. Montanelli è nato a Fucecchio il 22 aprile del 1909, quindi anche se se è morto nel 2001 ha molte cose da dirci. Anzi, molte cose le ha dette quando molte belle addormentate nel bosco, molti di quelli che non vogliono vedere, molte Alici del Paese delle Meraviglie, molti servi, molti killer non vedevano e non volevano vedere quello che, in realtà, era visibile fin dal 1994, quando nella politica italiana irruppe un imprenditore che non sa cosa sia la democrazia, non sa cosa siano le idee e il confronto, ma sa soltanto che cosa siano gli interessi.
Nel 2004 ho scritto un libro che, più che altro, diciamo che è scritto da Montanelli nel senso che era un’amplissima antologia di tutte le cose che lui ha scritto e detto a proposito di Berlusconi e della storia del suo rapporto con Berlusconi, iniziato nella metà degli anni 70 quando il Cavaliere acquistò una quota prima di minoranza e poi, infine, di maggioranza nel giornale che Montanelli aveva fondato come cooperativa tra giornalisti.
Rapporto che fu tormentato, ma resse tra polemiche, pressioni e resistenze, però nella quasi normalità di un rapporto tra un editore, molto già implicato con la politica e un direttore che la politica del suo giornale la voleva fare giustamente lui.
Resse fino a quando dentro la politica direttamente non entrò Berlusconi e, in quel momento, esplose il dissidio che poi culminò nel distacco e nell’andar via di Montanelli, dopo una famosa irruzione del Cavaliere l’8 gennaio del 1994 nella redazione de Il Giornale, di cui tra l’altro non era più neanche l’editore, perché l’aveva dovuto girare a suo fratello per rispettare almeno formalmente la legge Mammì, che stabiliva un’incompatibilità tra il possesso di televisioni e il possesso di giornali. Vorrei parlare, anzi far parlare di Montanelli: l’ho fatto in questo libro, “Montanelli e il Cavaliere” nel 2004, adesso l’ho ripubblicato perché non pensavo, ma da quando è morto, ossia nel 2001, moltissimi hanno continuato a occuparsi di lui; per fortuna moltissimi continuano a comprare i suoi libri, pensate che Montanelli continua a vendere all’anno 100. 000 copie circa dei suoi vari libri pubblicati da Rizzoli o ripubblicati da Rizzoli: vende più lui da morto che quasi tutti i giornalisti da vivi.
Appropriazione indebita di Montanelli
L’ho ripubblicato con un nuovo saggio introduttivo, perché non pensavo, ma in questi anni da quando Montanelli è morto si è continuato a parlare di lui con appropriazioni indebite, tentando di annetterlo a questa o a quella parte e questa è stata una delle operazioni vergognose che ho voluto smontare in questa nuova edizione del libro, che è pubblicato da Garzanti. L’altra operazione vergognosa è lo sputo sulla tomba: persone che non si erano mai azzardate a parlarne male da vivo, quando lui poteva rispondere e sappiamo come rispondeva, hanno cominciato a parlarne male da morto, pur potendolo fare anche quando era vivo e mi riferisco a alcuni sedicenti studiosi, che hanno voluto addirittura mettere in dubbio, in alcuni sedicenti saggi, che Montanelli fosse stato condannato a morte dai nazisti e avesse rischiato la fucilazione, se non fosse fortunosamente riuscito a fuggire. Quindi anche su quello ho fatto un po’ di ricerche storiche per andare a vedere la verità su quello che è successo nel 1944/45 nel carcere di Gallarate e nel cercare di San Vittore, dove Montanelli era recluso con la sua prima moglie colpevole di antifascismo, ossia colpevole di essere sempre contro il fascismo dal momento in cui il fascismo aveva raggiunto l’apice della sua popolarità: non dimentichiamo che Montanelli comincia a abbandonare il fascismo quando tutti corrono sul carro del vincitore, dopo l’impresa di Abissinia durante la Guerra di Spagna, esattamente come sarà poi contro il conformismo democristiano e bigotto degli anni 50 e 60, come sarà contro il conformismo di sinistra filo/PCI, o addirittura filo/gruppi extraparlamentari, post sessantottino, che contagiò quasi tutti i giornali, compreso Il Corriere della Sera negli anni 70 e come fu contro il conformismo veramente da regime, come lui scrisse fin dal 94, berlusconiano negli anni 90 fino al 2001, quando morì.
Naturalmente ripubblicando questo libro mi sono riletto moltissime delle cose che lui ha scritto negli ultimi sette anni della sua vita, quando praticamente il pensiero dominante per lui era quello che tutti i democratici hanno tutt’ora, come pensiero dominante e come incubo, se volete, ovvero non tanto Berlusconi, quanto il berlusconismo. E mi sono reso conto che a fare scandalo e a rendere così insopportabile la vera storia di Montanelli e Berlusconi è un episodio: un episodio che segna l’inizio di un serial che ha visto cadere sotto la censura tutti i migliori giornalisti italiani, tutti i più bravi e i più amati giornalisti italiani e, contemporaneamente, tutti coloro che si sono occupati di satira in Italia in questi 15 anni. L’ultimo caso è quello di Vauro, ma sarebbe sbagliato prenderlo come un fungo che cresce in un luogo privo di funghi: Vauro è l’ultimo satirista che viene colpito come sono stati colpiti grandi giornalisti e grandi satiristi in quei dieci anni e tutto è cominciato esattamente l’8 gennaio del 1994, è quello il giorno in cui avviene una rottura anche in un Paese poco incline alla cultura liberale come l’Italia.
La legge Mammì e Berlusconi
Che cosa succede l’8 gennaio 1994? Succede che il Cavalier Silvio Berlusconi in procinto, ma non ancora ufficialmente - l’aveva dichiarato - di entrare in politica, di “ scendere in campo”, come avrebbe detto lui alla fine del mese, sale le scale della sede de Il Giornale in Via Gaetano Negri a Milano, raggiunge la sala dove si stava per tenere l’assemblea dei redattori e arringa i giornalisti de Il Giornale in assenza e all’insaputa di Montanelli. Antefatto: Berlusconi non aveva mai messo piede nei piani alti de Il Giornale per una ragione molto semplice: che quando ne era diventato l’azionista e poi l’editore Montanelli non gli aveva mai permesso e lui non si era mai azzardato a mescolarsi con Il Giornale, si occupava ovviamente dell’amministrazione come fanno gli editori. Nel 90 aveva poi lasciato il suo ruolo di editore, cedendo le quote al fratello Paolo, come vi ho detto, per aggirare la legge Mammì. Non è una cosa da poco aggirare la legge Mammì, perché la legge Mammì, che pure è una barzelletta per quanto riguarda i criteri antitrust, è la legge che ha consentito a Berlusconi di continuare a possedere l’intero panorama della televisione commerciale in Italia, prevedeva e prevede delle sanzioni, ovvero la perdita immediata della concessione pubblica da parte di chi la violasse: sappiamo che Berlusconi l’ha violata almeno per due profili, da un lato perché continuava a essere il reale proprietario de Il Giornale, come dimostra quello che è accaduto l’8 gennaio del 1994, quindi avrebbe dovuto perdere la concessione per le televisioni e poi perché continuò a controllare ben più del 10% di Telepiù, la pay tv che aveva messo in piedi e che poi la Mammì lo costrinse a cedere nella quota eccedente il 10% e lui, ovviamente, la aggirò passando le quote a dei suoi amici e prestanomi che spesso lui stesso aiutava a comprarle, come poi è venuto fuori dai processi e naturalmente come poi le famose authorities non hanno voluto sanzionare perché fanno sempre finta di niente. Pensate soltanto alle authorities in questi giorni che cosa non stanno facendo rispetto alla violazione palese della legge Gasparri e della legge Frattini: sono due leggi che Berlusconi ha fatto nel 2004 e sono due leggi che Berlusconi viola; non so se avete sentito l’Avvocato Ghedini l’altro giorno a Annozero dire “ beh, ma Berlusconi l’ha fatto lui il Testo Unico dei beni culturali, mica potrà violarlo!”: non so se la regola valga anche per la Gasparri e per la Frattini, fatto sta che le sta violando tutte e due. La Gasparri stabilisce che i dirigenti della RAI li nomina il Consiglio di amministrazione, però il Consiglio di amministrazione, come sapete, non si riunisce a Palazzo Grazioli, ma si riunisce non so se al settimo o all’ottavo piano di Viale Mazzini 14, mentre invece le nomine si stanno facendo a casa di Berlusconi e lui ha anche annunciato “ guardate che vi siete sbagliati, perché i nomi che ho in mente non sono quelli che avete scritto, ma sono altri” e quindi ha confermato pienamente che se ne sta occupando lui, senza averne alcun titolo. In più c’è il fatto che se ne sta occupando un signore che è anche il proprietario della concorrenza e che, naturalmente, ha tutto l’interesse a piazzare dei dirigenti inadeguati alla RAI per guadagnare in ascolti e in pubblicità su Mediaset. E di dirigenti inadeguati nominati da Berlusconi alla RAI ce ne è una lunga tradizione, come evidentemente ricordate, ma i nomi che circolano in questi giorni ci dicono che in futuro avremo dirigenti se possibile ancora più inadeguati di quelli che aveva nominato le altre volte, perché Mediaset è molto in difficoltà e c’è bisogno proprio di una RAI diretta da un gruppo di paracarri e di piante grasse, di Ficus probabilmente. Passeremo dal genere animale al genere vegetale.
Ritornando a bomba, violò la legge Mammì e la violò perché andò a parlare con una redazione che non doveva avere nulla a che fare con lui e con cui lui non doveva avere nulla a che fare: perché ci andò? Perché da mesi aveva avvertito Montanelli della propria intenzione di scendere in campo politicamente, Montanelli gli aveva sconsigliato tutto ciò, Berlusconi se ne era infischiato e aveva ragione Berlusconi, perché nelle condizioni in cui era, come disse giustamente a Montanelli e a Biagi, “ se non entro in politica vado a finire in galera e fallisco per debiti”, quindi non poteva fare altrimenti: o la galera o il governo, scelse il governo e evitò la galera e i debiti. Però Montanelli gli aveva detto che mai e poi mai Il Giornale sarebbe diventato il suo organo di partito: Berlusconi fece un discorso molto chiaro, nelle riunioni che teneva il sabato a Arcore, con tutti i direttori dei giornali e dei telegiornali delle sue reti, Montanelli non ci andava, ci andava il condirettore Federico Orlando e Berlusconi aveva detto chiaramente “ dovremo diventare un’orchestra che suona uno spartito unico: il mio” e l’unico che disse esplicitamente di no fu Montanelli (Federico Orlando, ovviamente). Trovate tutto in un libro che si intitola “ Il Sabato andavamo a Arcore”, pubblicato da Federico Orlando per l’editore Larus, oppure nel libro “ Montanelli e il Cavaliere”.
A quel punto Berlusconi decide di sostituire Montanelli, perché già sa che Montanelli, simbolo dell’Italia liberaldemocratica, conservatrice gli dirà di no e gli dirà di no sul giornale edito da suo fratello, quindi praticamente sarà una critica, quella di Montanelli, che vale il triplo rispetto a quelle che partono da sinistra, perché nessuno potrà accusare Montanelli di essere diventato di sinistra. Avere un nemico dalla propria, dalla parte dei propri elettori, moderati, conservatori etc., sarebbe stato devastante e conseguentemente Berlusconi spera di riuscire a pensionare Montanelli dandogli un ruolo di padre nobile da accantonare e da mettere in un angolo, oppure addirittura da mandare via, non pensando che Montanelli a 85 avrebbe tirato fuori le energie per fondare un nuovo giornale. Quindi aspettava l’occasione per farlo fuori e intanto gli faceva massaggiare i nervi dai suoi sgherri, dai suoi killers, che in televisione sparavano a zero contro Montanelli un giorno sì e l’altro pure: erano i soliti Sgarbi e Fede, non sono cambiati i nomi. Leggerete che cosa sono riusciti a dire Sgarbi e Fede in quei mesi: cose di cui persino loro dovrebbero vergognarsi, il che è tutto dire.
Fede chiede le dimissioni di Montanelli
Ma Montanelli i nervi non se li lascia saltare e continua a non dimettersi: aspetta che qualcuno lo faccia fuori, tenete presente che Montanelli è il giornalista più importante, più famoso, più bravo secondo me d’Europa allora e anche dopo allora, conseguentemente a Berlusconi cominciare la sua avventura politica cacciando il più grande giornalista d’Europa probabilmente creava qualche problema. Allora sperava che se ne andasse Montanelli e Montanelli non si muoveva, finché a un certo punto Emilio Fede, il servo più servile, più zelante, il giorno dell’Epifania, il 6 gennaio del 94, quando mancano ormai tre settimane alla discesa in campo di Berlusconi, si presenta al Tg4 e chiede le dimissioni di Montanelli, il quale il giorno dopo gli dedica un controcorrente: vedete la differenza di stile che c’è tra Montanelli e questi poveretti che hanno preso il suo posto al giornale, che dedicano decine e decine di pagine a Santoro etc.. Montanelli, quando doveva polemizzare, lo faceva con un controcorrente di dieci righe, cinque righe: “ Giovedì sera annuncio a sorpresa di Emilio Fede nel suo Tg4: adesso - ha detto - voglio parlarvi di informazione: c’è sempre una prima volta!”, questo è come Montanelli ha sistemato Emilio Fede il giorno dopo, mentre tutti i giornali scrivevano “ Fede contro Montanelli: c’è dietro Berlusconi, lo cacceranno” etc. etc., dieci righe. Questo è il detonatore, perché? Perché tutti i giornali - all’epoca esistevano ancora dei giornali con dei direttori che sapevano difendere la libertà di stampa - intervennero dicendo che era una vergogna quello che succedeva, un giornalista - se possiamo chiamare Fede giornalista, diciamo un iscritto all’albo dei giornalisti - che chiede la cacciata del più grande giornalista italiano al suo padrone. Per esempio, su Il Messaggero uscì un editoriale dal titolo “ Va in onda la liberaldemocrazia”, durissimo contro Berlusconi; sentite: “ dal pulpito di rete 4 è stata impartita ieri sera una lezione di intolleranza, proprio mentre infuria la polemica su quanto sia favorito, rispetto ai concorrenti, un candidato alle elezioni che possiede tre reti televisive - all’epoca se ne parlava, pensate! - l’invito di Emilio Fede a cacciare Montanelli perché troppo autonomo è il primo esempio pratico del livello di indipendenza che potrebbe crearsi all’interno dell’impero di Berlusconi”. Questo episodio moltiplica l’inquietudine, perché lascia capire quanto potrebbe essere forzatamente massiccio e compatto il sostegno al Cavaliere degli organi di informazione del suo gruppo: “guai a chi si azzardasse a uscire, anche per un attimo, dal coro, la durezza dell’intervento, preannunciato proprio perché avesse maggiore risonanza, mostra lontane tentazioni da Min. Cul. Pop. (Ministero della Cultura Popolare di Mussolini) e lascia sbigottiti. E’ auspicabile che si tratti soltanto della mossa maldestra di un giornalista bravo ma troppo zelante, convinto di fare la cosa gradita al proprio editore: certo resta da vedere se Berlusconi presterà orecchio a questi consigli, speriamo che non lo faccia e si mostri del tutto estraneo all’iniziativa, anche perché condividerla sarebbe mossa improvvida per chi si presenta come un campione della liberaldemocrazia”.
Sapete chi era questo signore che si stracciava le vesti contro Berlusconi e Emilio Fede? Paolo Bonaiuti: non è un omonimo, è proprio lo stesso che oggi fa da portavoce a Berlusconi e trovate.. è quel signore che compare soprattutto la domenica, quando va in riposo Capezzone, anche Capezzone chiude per riposo settimanale come le pizzerie, in quel caso subentra Bonaiuti. E’ quel signore che vedete vestito in modi variopinti, che fa sempre così con la testa, come quei cagnolini che stanno sul retro delle macchine degli agricoltori, vicino al cappello di paglia. Ecco, quello è Bonaiuti: all’epoca era vicedirettore de Il Messaggero, era di sinistrissima naturalmente e sparava a zero, scrivendo delle cose anche condivisibili, nel senso che anche lui ha avuto un periodo in cui ragionava con la sua testa, poveretto, poi ha smesso!
Berlusconi irrompe in redazione
Per dirvi che questo era il clima nel quale Berlusconi decide di andare in redazione a Il Giornale per smentire questa cattiva stampa che gli sta venendo addosso e non si rende conto, in realtà, che sta semplicemente alimentando proprio l’interpretazione che ha dato persino Bonaiuti, ossia che siamo di fronte a un atto sommamente illiberale. Va alla redazione de Il Giornale, io quel giorno non c’ero, ero a Torino e un collega mi fece sentire al telefono gran parte dell’intervento di Berlusconi, che pure fu abbastanza breve e comunque trovate il testo nel libro; Berlusconi disse sostanzialmente che, se la redazione voleva combattere con armi adeguate - cioè a cannonate - contro i comunisti, non sarebbero mancati i mezzi per farlo: i mezzi erano quelli che da anni i giornalisti de Il Giornale chiedevano, almeno i computers, in quanto Il Giornale era l’unico quotidiano nazionale che aveva ancora le macchine per scrivere, non aveva ancora le tecnologie e poi c’erano stipendi da fame, completamente fuori mercato. Promise tecnologie e soldi, fece capire che sarebbero arrivate le tecnologie e i soldi se si fosse voluta combattere la battaglia sua, ossia quella di un anticomunismo completamente fuori tempo massimo, nel senso che il muro di Berlino era caduto da cinque anni, si combattevano i comunisti quando non c’erano più. Se invece si voleva attardarsi dietro la cosiddetta linea del fioretto, cioè Montanelli, che era considerato ormai un rammollito, uno che combatteva i comunisti con il fioretto anziché con il manganello e con la clava, beh, allora ciccia: questo fu il discorso ricattatorio di uno che non era più l’editore de Il Giornale ai giornalisti de Il Giornale in assenza del direttore. Capite che in sostanza Berlusconi invitava la redazione a sollevarsi contro il suo fondatore e direttore, il quale, ignaro di quello che stava succedendo, stava qualche piano sotto. Questo è lo scandalo, questa è la cosa che i berlusconiani non riescono a accettare: perché? Perché se ne rendono conto anche loro che, se accettassero che le cose sono andate così - e sono andate così! - il loro campione sarebbe semplicemente un dittatorello da quattro soldi che aveva rivelato di essere un dittatorello fin da prima di scendere in campo, quindi neanche che si sia guastato work in progress. Ecco perché in questi anni, approfittando del fatto che Montanelli non c’è più, hanno cominciato un’opera di negazionismo e di revisionismo sul divorzio tra Montanelli e Berlusconi e, proprio di questo, mi sono occupato in questa prefazione, in questa nuova introduzione del libro, citando le cose incredibili che si sono lette in questi anni su Il Giornale: su quel giornale dal quale era stato cacciato Montanelli, quel giornale che hanno accettato di dirigere prima Vittorio Feltri al posto di Montanelli, poi Mario Cervi al posto di Montanelli, poi Maurizio Belpietro, fino al poveretto che avete visto anche voi due settimane fa a Annozero e che non nomino per questioni di decenza.
Tutti questi signori hanno tentato, a poco a poco, una riappropriazione indebita di Montanelli - ripeto - cacciato dal giornale che aveva fondato, nell’indifferenza di tutti costoro che, naturalmente, hanno continuato a scriverci o hanno addirittura ricominciato a scriverci come Cervi, che era passato alla Voce insieme a noi e poi è tornato indietro con il biglietto di andata e ritorno, come se quello non fosse il giornale dal quale Montanelli era stato cacciato e sul quale Montanelli è stato insultato dal 94 al 2001, persino durante la direzione di Cervi. Tant’è che Montanelli, negli ultimi giorni della sua vita, manifestò molta amarezza e un’intervista a Diario, per esempio, a Pietro Cheli disse che da Cervi certe cose non se le sarebbe aspettate.
Comunque dopo morto hanno cominciato a dire che il divorzio non era dovuto a quell’irruzione di Berlusconi e anzi, che quella di Berlusconi non fu un’irruzione, che Berlusconi entrò in redazione con il consenso di Montanelli, che in realtà Montanelli non se ne era andato per dissensi politici sulla discesa in campo di Berlusconi, per il conflitto di interessi etc., se ne era andato così per una bizza umorale, per un’alzata di testa senile, oppure perché era geloso, come ha detto Berlusconi: “ Montanelli era geloso di me e avrebbe voluto diventare come me ma non c’era mai riuscito”, pensate la piccolezza di questo ominide!
Il problema è che Montanelli ha sempre raccontato il contrario, ossia che lui non sapeva che Berlusconi stava arringando la sua redazione e che tutto ciò avvenne a sua insaputa: lo disse in una famosa telefonata a Raggio Verde il 23 marzo 2001, dieci giorno dopo che io ero stato intervistato da Luttazzi al Satyricon, c’erano anche allora polemiche sulla RAI, c’erano già preannunci di epurazioni come ce ne sono oggi e conseguentemente Feltri era venuto a Raggio Verde da Santoro a dire che Montanelli anzi, era un voltagabbana, era uno che aveva tradito il suo benefattore, perché Berlusconi sarebbe un benefattore e allora intervenne telefonicamente Montanelli per dire testualmente “ intanto voglio ringraziare Travaglio, il quale ha detto l’assoluta e pura verità, assolutamente la versione che lui ha dato degli avvenimenti è quella esatta e debbo dire che devo manifestare una certa sorpresa per quello che ha detto Feltri, il quale senza dubbio sa come andarono le cose e queste cose le ripeto in sua presenza. Feltri dice che la mia condotta verso Berlusconi era stata ambigua e gli rispondo che ho conosciuto due Berlusconi, ossia il Berlusconi imprenditore privato che comprò Il Giornale e noi fummo felici di venderglielo, perché non sapevamo come andare avanti, su questo patto: tu, Berlusconi sei proprietario de Il Giornale e io, direttore, sono il padrone del giornale, nel senso che la linea politica dipende solo da me. Questo fu il punto tra noi due e quando Berlusconi mi annunziò che si buttava in politica, capii subito quello che stava per accadere: cercai di dissuaderlo, d’accordo con Confalonieri e con Gianni Letta, neanche loro volevano che il Cavaliere entrasse in politica, ma tutto fu inutile e dal momento in cui lo decise mi disse “ da oggi Il Giornale deve fare la politica della mia politica”. Io gli dissi “ non ci pensare neanche” e allora lui riunì la redazione a mia insaputa totale, come ha raccontato Travaglio e disse “ d’ora in poi Il Giornale farà la politica della mia politica” e a quel punto me ne andai, cosa dovevo fare? Questo Feltri lo sa, ma non lo può dire perché andò a prendere il posto di Montanelli cacciato in quel modo”, cosa che poi Montanelli scrisse anche due giorni dopo su Il Corriere della Sera il 25 marzo 2001: “ riunita a mia insaputa la redazione egli la avvertì (la redazione) in parole povere che, se volevano più quattrini anche nella busta paga, non avevano che da mettersi al servizio dei suoi interessi politici, ora che aveva deciso di scendere in lizza.” La risposta della redazione furono 35 lettere di dimissioni che poi diventarono 55, infatti furono 55 gli ex giornalisti de Il Giornale che andarono a lavorare alla Voce con Montanelli. Quello è il punto chiave, quello è l’inizio di tutto, quello è l’inizio del regime: l’inizio del regime è addirittura un po’ precedente rispetto al discorso della discesa in campo e alla nascita del primo governo Berlusconi, quando comunque Montanelli immediatamente fin dal 94 - tenete presente che stiamo parlando di quindici anni fa - per primo cominciò a avvertire sui pericoli di regime che l’Italia correva. E allora concludo con alcune cose che diceva Montanelli, a proposito del berlusconismo: “ il regime si realizzerà dopo la vittoria del Polo, la prima cosa che farà Berlusconi sarà spazzare via l’attuale dirigenza RAI per omologarne le tre reti a quelle sue”, sembra scritto oggi perché ogni volta Berlusconi fa le stesse cose, il problema è che c’è qualcuno che lo scrive e che lo vede e c’è qualcuno che fa finta di niente. Oggi quelli che fanno finta di niente sono la stragrande maggioranza, proprio anche perché su Il Corriere non c’è più Montanelli a scrivere, su La Stampa non ci sono più Galante e Garrone, Bobbio, non c’è più Silos Labini, non ci sono più i grandi vecchi che queste cose le dicevano e le sentivano.
Il vaccino Berlusconi
“Questa non è la destra, questo è il manganello: gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello; era Mussolini che non sopportava la satira, ma queste parole, “ ripuliremo la stalla” al signor Gianfranco Fini chi gliele ispira? Siamo di nuovo allo stesso: la lotta contro la satira che parte da Fini, che dichiara indecente la trasmissione di Santoro e Berlusconi che gli va dietro e i vertici della RAI che eseguono. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine la dice, ha l’allergia alla verità, ha una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne, chiagne e fotte dicono a Napoli dei tipi come lui e si prepara a farlo per cinque anni”. L’abbiamo visto chiagnere in questi giorni copiosamente e intanto, a Palazzo Grazioli, fotte. “ L’Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo, gli italiani devono vedere chi è questo signore: Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole, soltanto dopo saremo immuni!”. Qualcuno dice che il vaccino non ha funzionato: in realtà ha funzionato, tant’è che Berlusconi dal 2001 al 2006 perse tutte le elezioni, dalle regionali alle provinciali, alle comunali, alle circoscrizionali, alle europee, alle politiche del 2006, dopodiché arrivò il centrosinistra che purtroppo è l’antidoto al vaccino, per cui ogni volta il centrosinistra, per cui ogni volta il centrosinistra neutralizza il vaccino e ci ripropina la malattia, nella quale oggi siamo di nuovo pienamente immersi.
“ Spero - diceva Montanelli - che l’Europa tratti Berlusconi con l’indignazione e il disprezzo che merita”: l’altro giorno l’ha detto Antonio Tabucchi, “ bisogna rivolgersi all’Europa, assediare l’Europa perché faccia con l’Italia quello che sta facendo con i Paesi dell’ex blocco sovietico che sono entrati”. Voi sapete che c’è l’Ocse che li sta educando sui principi della liberaldemocrazia, sui principi della divisione dei poteri e dobbiamo pretendere che l’Europa metta sotto osservazione l’Italia, se non c’è più nessuno che sia in grado di dirlo con le sue parole può prendere quelle di Montanelli e utilizzarle, nessuno gli chiederà il copyright, passate parola!