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lunedì 28 marzo 2011

Video Marco Travaglio - Unipol, D'Alema e l'Opa sul PD - 17/08/2009

Unipol, D'Alema e l'Opa sul PD - 17/08/2009






Buongiorno a tutti, proseguiamo nell’ultima puntata di Passaparola versione estiva, la nostra galoppata nei processi che verranno, quello che potremmo chiamare il “come è andata a finire” di tante vicende di cui avevamo sentito parlare all’inizio, che poi sono state immediatamente silenziate dai media, ma avremo un giornale tra poco, Il Fatto Quotidiano, che potrà raccontare tutto, anche il come è andata a finire.
Tre processi a conclusione
Oggi vi do qualche ragguaglio: intanto avevo raccontato, qualche mese fa, che la signora Mastella era finita nel mirino della Corte dei Conti di Napoli, a proposito di alcuni regalucci che aveva fatto a Consiglieri Regionali - lei è Presidente del Consiglio Regionale della Campania, tra l’altro caso incredibile: Mastella è passato con il centrodestra, è al Parlamento europeo con il Popolo della Libertà, la sua signora invece continua a fare impunemente il Presidente del Consiglio Regionale della Regione Campania nel centrosinistra, è una famiglia bipartisan, quando c’è da arraffare poltrone! - era finita sotto osservazione da parte della Corte dei Conti per aver regalato delle medagliette commemorative piuttosto dispendiose e invece, alla fine, la Procura della Corte dei Conti ha sostenuto che quelle rientravano nelle spese di rappresentanza, come già aveva deciso, per altro, per le spese forse un po’ eccessive sostenute dalla signora e dal suo codazzo per il Columbus Day di alcuni anni fa. Quella vicenda - tanto dovevamo - si è conclusa almeno davanti alla Corte dei Conti con un nulla di fatto.
In autunno avremo probabilmente, almeno entro la fine dell’anno, la sentenza del processo Dell’Utri, che in primo grado era stato condannato a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa: fortuna ha voluto che i Pubblici Ministeri trovassero proprio in extremis quelle lettere di Provenzano a Berlusconi, di cui Dell’Utri avrebbe dovuto fare da postino e quindi, se il Tribunale, anzi se la Corte d’Appello accetterà questo versamento di nuovi atti in extremis fatto a luglio, i giudici avranno un elemento in più per giudicare il ruolo che era stato ritenuto, dimostrato dai giudici di primo grado di Dell’Utri di trait d’union tra la mafia e il gruppo Berlusconi ai tempi in cui il gruppo Berlusconi era soltanto un gruppo editoriale, imprenditoriale e poi, invece, nei tempi in cui si era trasformato in un partito politico.
Avremo la conclusione, probabilmente, almeno di una tranche, ossia quella a carico degli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato, come l’ex numero uno della Juventus Antonio Giraudo nel processo Calciopoli di Napoli, che sta andando avanti anche a carico di Moggi e di tanti altri dirigenti di squadre di calcio, sia ex dirigenti come nel caso di Moggi, sia nel caso di attuali dirigenti come Diego Della Valle della Fiorentina, come Claudio Lotito della Lazio, come i vertici del Milan etc. etc..
Unipol: uno scandalo che non dimentichiamo
Avremo anche l’inizio, invece, del processo per il caso Unipol: qualcuno dirà “già, il caso Unipol che fine ha fatto?”, Massimo D’Alema e i suoi fedelissimi ritengono che la gente ormai se lo sia dimenticato e conseguentemente si stanno riprendendo il partito, si accingono a riprendersi il partito, mandando avanti Pierluigi Bersani. In realtà questo processo riaccenderà, si spera, i riflettori su uno scandalo che non è stato affatto archiviato, perché c’era stato raccontato che, a differenza della scalata di Fiorani e della Popolare di Lodi all’Antonveneta, invece la scalata della Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro era tutta regolare: col cavolo! La Procura di Milano, in un’udienza preliminare che sta durando da più di un anno, vuole che venga processato e conseguentemente rinviato a giudizio un bel po’ dei processati inizialmente ipotizzati. Sono stati esclusi da responsabilità penali e quindi sono stati chiesti i proscioglimenti per tredici figure che, inizialmente, erano indagate per concorso nell’aggiotaggio, che avrebbe commesso Consorte, ossia nella turbativa del mercato nel momento in cui Consorte intestava occultamente a prestanomi suoi le quote della Banca Nazionale del Lavoro, che non poteva permettersi, almeno subito, di comprare in proprio: il tutto, avendo ormai raggiunto una quota superiore al 30%, che avrebbe dovuto imporgli immediatamente di lanciare l’offerta pubblica, in modo da fare alzare il prezzo delle azioni dei piccoli risparmiatori e poter consentire loro di vendere le loro azioni, nel caso avessero saputo di questo suo interessamento e invece l’accusa è quella che Consorte abbia fatto tutto aumm aumm, in segreto, per non dover pagare tutte le azioni che, evidentemente, non poteva permettersi di pagare. Questo è l’aggiotaggio ipotizzato dalla Procura di Milano, se ne stanno occupando, coordinati dal Procuratore aggiunto Francesco Greco, i Pubblici Ministeri Luigi Orsi e Gaetano Ruta in quest’udienza preliminare, che è davanti al G.I.P. Luigi Varanelli. I tredici che sono stati chiesti di archiviazione, di proscioglimento, sono il Credit Swisse Fest Boston, la banca giapponese Nomura, le cooperative Talea, Estense, Nova e Adriatica con i loro dirigenti, il finanziere bresciano Emilio Gnutti, il costruttore Marcellino Gavio e l’immobiliarista Alvaro Pascotto, questi dovrebbero uscire dal processo. Chi rimane invece?
Rimangono i big: rimangono intanto Giovanni Consorte, già Presidente dell’Unipol, rimane l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, il suo capo della vigilanza Francesco Frasca, il braccio destro di Consorte e braccio sinistro, ossia Sacchetti e Cimbri, banchieri italiani del BPV Zonin e Ivo Gronchi, il banchiere della BPR Leoni, il banchiere della Carige Berneschi e poi Giampiero Fiorani, che ha già chiesto di patteggiare la pena anche in questo processo. Questi, secondo l’accusa, erano il nocciolo duro della scalata Unipol alla BNL illegale, secondo l’accusa.
E poi c’è quel patto parasociale, ossia c’è il fronte dei furbetti del quartierino: gli immobiliaristi legati a Francesco Gaetano Caltagirone, che avevano sostanziose quote della BNL e che si erano impegnati, più o meno segretamente, a girarle a Consorte, quindi stiamo parlando di Francesco Gaetano Caltagirone, ma anche del quartetto dei furbetti del quartierino, ossia Ricucci, Statuto, Coppola più Vito Bonsignore che, oltre a fare l’affarista, fa anche l’Europarlamentare del Popolo della Libertà. Quelli avrebbero costituito, secondo l’accusa, la sponda indispensabile a Consorte per la scalata: senza le loro quote Consorte non avrebbe potuto conquistare così agevolmente la maggioranza della grande banca romana, Banca Nazionale Del Lavoro, appunto.
Poi c’è il cotè politico e questo è molto interessante, perché con l’aprirsi del processo, del dibattimento, li vedremo sfilare questi politici: non sono potuti sfilare come imputati, perché si sono salvati - adesso vediamo come - grazie a vari tipi di immunità italiani e europei e dovranno quindi sfilare come testimoni, verranno citati come testimoni, dovranno giurare di dire la verità e poi dovranno dirla, perché se non la diranno rischieranno un’incriminazione per falsa testimonianza. Quindi non so se è convenuto loro comparire in quel processo come testimoni o invece come indagati perché l’imputato, a differenza del testimone, ha il diritto di mentire, mentre invece il testimone, se mente, commette un reato.
Il macigno morale di Fassino, D'Alema e Latorre
Sapete che i politici coinvolti in quella scalata erano almeno tre: erano Piero Fassino, segretario dei DS, Massimo D’Alema, sostegno forte a Giovanni Consorte e poi Nicola Latorre, l’uomo di mano di D’Alema per queste e altre vicende, quello del pizzino, quello che è solito passare pizzini a esponenti del centrodestra in televisione per suggerire loro che cosa dire, quando manca loro la parola. Bene, questo terzetto di dirigenti dei DS fu beccato al telefono con Giovanni Consorte nei giorni caldi della scalata, a scambiare informazioni anche riservate, illegali secondo i Pubblici Ministeri, almeno nel caso di D’Alema e di Latorre. Fassino ha una posizione diversa, perché Fassino fu avvertito a cose fatte, era un po’ l’ultimo a sapere poveretto, era il segretario del partito e non gli dicevano mai niente. Quindi, secondo la Procura, non solo Fassino non ha commesso reati, ma anche nelle telefonate con Fassino Giovanni Consorte non ha commesso reati e conseguentemente, per quelle telefonate, va prosciolto, perché inizialmente quelle telefonate erano state ipotizzate come prove di insider trading, ossia di informazioni privilegiate che venivano date a qualcuno rispetto a qualcun altro prima che queste informazioni venissero comunicate al mercato. Bene, scrivono i giudici che il tenore delle telefonate di Consorte a Fassino o tra Consorte e Fassino ha un contenuto informativo assai povero, al di sotto di quanto Fassino stesso avrebbe potuto leggere sui giornali: non gli dicevano niente, gli dicevano poco e glielo dicevano anche tardi, dopo che era uscito sui giornali e quindi Fassino ce lo dimentichiamo. Invece ci sono le telefonate di Consorte con Latorre e con D’Alema e spesso era Latorre a passare il telefono a D’Alema, che parlava con Consorte sul cellulare di Latorre. Qui le cose cambiano: scrivono i magistrati, proponendo che Consorte venga processato anche per insider trading, sulla base di quello che aveva confidato nelle telefonate sul telefono di Latorre, quando parlava con Latorre e con D’Alema, beh, qui le informazioni invece erano piuttosto sostanziose, qui si entra nel vivo. Scrivono i magistrati “ Consorte in quelle telefonate non è così vago: anzi, il 6 e 7 luglio offre a Latorre informazioni che non stanno sui giornali e il 15 luglio - siamo nel 2005 - ribadisce di avere già il 51, 5% della Banca Nazionale Del Lavoro”, notizia che effettivamente non era pubblica, anche perché sopra il 30% avrebbe dovuto lanciare l’Opa e qui aveva già il 51% e l’Opa pare che non l’avesse ancora lanciata. Conseguentemente la notizia non solo non era pubblica, ma era la notizia di un reato che si stava commettendo. Consorte ha chiesto di essere interrogato di nuovo, perché sostiene che il quadro accusatorio è stato ridimensionato, perché non ci sono, insieme a Consorte, gli ipotetici concorrenti nel reato di insider trading? Cioè perché non ci sono Latorre e D’Alema? Ricorderete che la Procura di Milano aveva intenzione di indagare anche loro per concorso nel reato commesso da Consorte: aveva chiesto alla Forleo, la quale aveva inoltrato al Parlamento quelle telefonate, per avere l’autorizzazione a utilizzarle in base alla legge Boato. Il Parlamento aveva fatto il pesce in barile per un bel po’, aveva massacrato di botte la Forleo, la quale è stata poi cacciata da Milano da un Consiglio Superiore supino e obbediente agli ordini politici, l’inchiesta però è andata avanti comunque: la Procura di Milano ha reiterato, attraverso un altro G.I.P., al Parlamento la richiesta dell’utilizzo delle telefonate di Latorre e il Senato ha risposto picche per la seconda volta. Intanto D’Alema se l’era svignata, sostenendo che all’epoca delle telefonate lui non era parlamentare italiano, ma era parlamentare europeo e che quindi la richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle telefonate andasse inoltrata al Parlamento europeo. Anche lì il Parlamento europeo, con il contributo fattivo dei Deputati italiani di centrodestra e di centrosinistra, compreso Bonsignore, che ha votato per salvare D’Alema, il Parlamento europeo ha deciso che non bisognava autorizzare l’utilizzo di quelle telefonate e conseguentemente, senza la prova contenuta in quelle telefonate, non si possono processare, ovviamente, i due politici. Questo per quanto riguarda l’aspetto penale dovrebbe metterli al riparo da qualunque conseguenza di quelle telefonate intercettate: rimane l’aspetto politico, ovvero rimane l’aspetto di una scalata bancaria per la quale stanno per essere rinviate a giudizio una ventina di persone, banche, banchieri, dirigenti, affaristi, finanzieri etc. etc., ritenuta illegale, ritenuta viziata da reati di aggiotaggio e insider trading, alla quale contribuivano addirittura, in telefonate che costituiscono reato a carico di Consorte, perché nei suoi confronti quelle telefonate possono essere utilizzate, due dirigenti dell’attuale Partito Democratico, che praticamente se, come pare, Bersani vincerà il congresso, saranno i veri azionisti di maggioranza del Partito Democratico, visto che Bersani è uomo di D’Alema, appoggiato ventre a terra da Massimo D’Alema e dal suo entourage, Latorre in primis.
Ecco: chi rinfaccia le questioni morali e le questioni politiche, le questioni di correttezza, giustamente, a Berlusconi, dovrebbe ricordarsi anche delle proprie e il caso Unipol è un macigno che può anche essere rimosso, con le immunità italiane e europee, dal punto di vista penale, ma dal punto di vista morale questo è macigno che il signor D’Alema e il signor Latorre si porteranno finché campano sulle spalle. Passate parola."

Video Marco Travaglio - I paradisi fiscali di Mediaset - 10/08/2009

 I paradisi fiscali di Mediaset - 10/08/2009


Gli incubi del Cavaliere

"Che cosa preoccupa il Cavaliere, che cosa turba i suoi sogni, oltre alle vicende di donne, di escort, o è meglio chiamarle prostitute, che stanno movimentando la nostra primavera e la nostra estate? Probabilmente una delle ragioni della preoccupazione è il riaprirsi delle indagini sui mandanti occulti delle stragi e l’emergere di quella famosa lettera, anzi delle tre ormai famose lettere: famose per noi, che ne abbiamo parlato qui a Passaparola, famose per pochissimi di quelli che hanno visto i telegiornali, visto che non hanno mai sentito raccontare la verità neanche su molti dei grandi giornali, a parte qualcuno, quindi sicuramente c’è questo: le famose lettere di Provenzano al Cavaliere. Ma c’è anche un paio di novità che spuntano a Milano e che sono molto poco conosciute: che io sappia ne ha parlato soltanto Luigi Ferrarella una volta su Il Correre della Sera e ne hanno parlato Paolo Biondani e Vittorio Malagutti su L’Espresso. Una è l’indagine Mediatrade e l’altra è l’indagine sulla Arner Bank di Lugano. Ve le spiego, cercando di farmi capire rapidamente, perché queste sono indagini che non sono coperte dal Lodo Alfano, sapete che il Lodo Alfano copre soltanto i processi e quindi le indagini anche alle alte cariche si possono ancora fare, sei processi a Berlusconi sono bloccati: è bloccato il processo Mills per Berlusconi e è bloccato il processo sulla compravendita dei diritti Mediaset, dove il Cavaliere è imputato di falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita, invece le indagini si possono fare. Ebbene, stanno arrivando a conclusione, per la scadenza dei termini a indagare, le indagini su Mediatrade: che cosa è Mediatrade? E’ una società controllata dal gruppo Berlusconi che, dal 1999, ha il compito di acquistare i diritti per la trasmissione dei programmi televisivi e cinematografici sulle reti Fininvest, diritti che vengono comprati soprattutto negli Stati Uniti, presso le Major di Hollywood , prima questi diritti li comprava per conto del gruppo una società maltese, la Ims e adesso, dal 99 in poi, li compra Mediatrade. Conseguentemente l’indagine Mediatrade è un filone separato che nasce dall’inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi. Abbiamo già spiegato altre volte come avveniva, secondo l’accusa, questa compravendita: se a comprare i film dalle case di produzione americane e i telefilm, le fiction e tutto il resto è direttamente la società Fininvest prima e Mediaset poi, si stabilisce il prezzo e è finita lì. Invece, secondo l’accusa, Fininvest e poi Mediaset che cosa facevano? Facevano comprare i film da società off shore nei paradisi fiscali, che erano controllate, ma solo occultamente, dal gruppo e quindi non risultavano del gruppo e allora i film, a ogni passaggio di proprietà, aumentavano di valore: un aumento fittizio che andava a creare una gigantesca provvista di fondi neri, che poi si fermava sulle varie società che, a catena, si passavano questi film. La prima comprava a dieci, la seconda a quindici, la terza a venti, la quarta a trenta, la quinta a quaranta e alla fine, quando arrivava al destinatario finale, l’utilizzatore finale lo potremmo sempre chiamare, valeva molto di più di quello che valeva in realtà e tutto il resto si era fermato sotto forma di fondi neri, in barba al fisco, in barba alla trasparenza dei bilanci per andare a alimentare questo grande polmone di fondi neri, di cui Berlusconi è considerato l’utilizzatore finale davvero, perché è imputato per appropriazione indebita, ossia per aver derubato le casse delle sue società, che sono per giunta in parte quotate in borsa, oltre a non averci pagato le tasse e aver falsificato i bilanci, sempre nell’ipotesi d’accusa.
Il filone d'inchiesta Mediatrade

Ebbene, di quest’indagine c’è uno stralcio, c’è un filone parallelo che riguarda appunto Mediatrade: Berlusconi sa di essere indagato fin dal 2007, quando i magistrati gli notificarono un avviso di proroga delle indagini, lui è sospettato, è iscritto nel registro degli indagati per concorso in appropriazione indebita, insieme a altri. Ossia un’altra volta è accusato di avere attinto a piene mani dalle casse delle sue società e questi sono fatti molto recenti, sono fatti che si riverberano sui bilanci del gruppo molto recenti, quindi sono difficili da fare cadere in prescrizione: prepariamoci a qualche altra legge ad personam .
In questo fascicolo si dice che ci sono in ballo 100 milioni di Euro, una bella sommetta: inizialmente sembrava che quei soldi se li fosse fregati il produttore egizio /americano Frank Agrama, che è un vecchio amico di Berlusconi, che è un produttore di film, che è un suo sodale e pareva essersi fregato questi soldi e averli depositati sui conti di una società di Hong Kong, insomma che avesse fatto la cresta dalle casse dal biscione. In realtà, secondo l’accusa della Procura di Milano, quelli non erano soldi rubati da Agrama: erano soldi che Agrama aveva messo da parte anche per conto di Berlusconi, ossia Agrama sarebbe niente altro che un socio occulto di Berlusconi che ha messo da parte un altro bel po’ di fondi neri e da qui l’accusa ai due di appropriazione indebita.
Inizialmente Berlusconi, insieme a Confalonieri e a altri sette imputati, era stato rinviato a giudizio - scrive Ferrarella su Il Corriere della Sera - con l’accusa di aver mascherato la formazione di ingenti fondi neri dirottati dalle casse della Fininvest e della Mediaset verso i conti esteri gestiti dai suoi fiduciari, che erano appunto quelle provviste di nero che nascevano dalla catena di Sant’Antonio delle varie società che si passavano l’una con l’altra i film e quindi di aver gonfiato i prezzi di quei film.
Nel 2008 è passata la legge Alfano e quel processo lì è stato congelato in attesa che la consulta si pronunci, sperando che non avvengano altre cenette intime tra i giudici della consulta e l’utilizzatore finale del Lodo Alfano.
Molte delle accuse, nel frattempo, in quel processo sono state falcidiate dalla prescrizione e, in parte, anche grazie alla legga ex Cirielli, che ha anticipato i termini della prescrizione, perché all’inizio, nel processo Mediaset, Berlusconi e i suoi coimputati erano accusati di appropriazione indebita per 276 milioni di dollari e frodi fiscali per un valore di 120 miliardi di lire, fino al 1999. Dopodiché, nella contestazione suppletiva, il magistrato, Pubblico Ministero De Pasquale, ha allungato il falso in bilancio fino al 2001, cioè ancora fuori dalla prescrizione, facendo arrivare delle carte proprio da quel processo stralcio, il processo Mediatrade, che è questa società controllata che, materialmente, ha il compito, per conto di Mediaset, di acquistare i film dalle Majors , o i diritti per trasmettere i film dalle majors . Questo è il fascicolo che preoccupa Berlusconi, sia perché i fatti sono molto recenti e quindi non saranno facili da mandare in prescrizione così rapidamente, sia perché in questo processo siamo nuovamente nel pieno dei fondi neri, dei paradisi fiscali che lui poi, nei vertici internazionali insieme al suo sodale Tremonti, dice di voler combattere per un ritorno all’etica nella finanza. Bene, Il Corriere parla di conti esteri nei paradisi fiscali dai nomi pittoreschi: c’è il conto Trattino, il conto Teleologico, il conto Litoraneo, il conto Sorzio, il conto Clock, il conto Pace etc. etc.. Questo è un processo che sta arrivando alla conclusione nella fase delle indagini e pare che la Procura, appunto, voglia depositare gli atti in attesa - così di solito avviene - di chiedere il rinvio a giudizio del Presidente del Consiglio, quindi questo sarebbe un altro processo che andrebbe a aggiungersi ai due congelati a Milano, senza dimenticare che ce ne è pure uno congelato a Roma: quello per la compravendita dei Senatori nel caso Saccà, che il G.I.P., interpretando il Lodo Alfano in maniera estensiva e considerando coperta anche la fase delle indagini dal Lodo Alfano, ha sospeso in fase di indagine, sempre in attesa che la Corte Costituzionale ci dica se il Lodo è legittimo oppure no.
La banca Arner

C’è invece l’altra inchiesta: un’altra inchiesta che, per il momento, almeno da quello che si sa non coinvolge Berlusconi personalmente, ma coinvolge la banca di riferimento di Berlusconi, della sua famiglia e dei suoi cari. La banca si chiama Arner, è nata come Finanziaria a metà degli anni 90 e poi è diventata una banca a tutti gli effetti, sta, come sede centrale, a Lugano e l’11 giugno scorso è stata perquisita dalla Guardia di Finanza, in seguito a un’indagine della Procura di Milano che è nata proprio dalla denuncia di alcuni ispettori della Banca d’Italia e l’indagine parla di riciclaggio di denaro sporco o sospetto. Ci sono molte ombre sulla filiale italiana milanese di questa Arner Bank, si parla di giochi di sponda milionari con, tanto per cambiare, paradisi fiscali: questo scrivono Malagutti e Biondani su L’Espresso. Gli ispettori della Banca d’Italia hanno sostenuto che, dai loro rilievi, non è possibile, in questo momento, risalire, individuare il reale beneficiario di queste triangolazioni con i conti esteri e le società off shore. Da 15 anni la Arner è la banca di fiducia di Berlusconi, lì avvengono operazioni fiduciarie, lì avvengono operazioni per investimenti, è la cassaforte che amministra una parte del patrimonio del nostro Presidente del Consiglio e della sua famiglia. Tant’è che il conto di gestione intestato a Silvio è il numero uno nella filiale italiana della Arner, è il cliente privilegiato e poi ci sono anche i conti dei suoi amici più stretti: per esempio, lì ha i suoi conti il fondatore della Mediolanum Ennio Doris, lì ha i suoi conti la famiglia Previti, lì ha i suoi conti Salvatore Sciascia, l’ex addetto ai servizi fiscali della Fininvest, poi condannato per corruzione della Guardia di Finanza e quindi promosso immediatamente in Parlamento e lì hanno parcheggiato un bel po’ di soldi tre Finanziarie tra quelle che controllano la Fininvest, che sono la Holding italiana 2, 8 e 5 e sono amministrate tutte e tre dai figli di primo letto Marina e Piersilvio. Naturalmente questa banca viene scelta perché garantisce la riservatezza assoluta, garantisce fondi di investimento alle Bahamas e in società lussemburghesi, ottimi rapporti con paradisi fiscali, di recente ha addirittura inaugurato, la Arner Bank, un ufficietto a Dubai, che è l’ultimo grido dell’off shore nel mondo. Sapete che l’off shore si sta spostando dal centro America ai paesi arabi proprio perché nel centro America da parte dei vertici internazionali, si è detto che i paesi devono chiudere le casseforti estere e quindi, invece di chiuderle, semplicemente le trasferiscono in posti più lontani, più esotici, più lontani dalle telecamere.
Uno dei fondatori di questa banca si chiama Paolo Del Bue, il quale è coimputato, insieme a Berlusconi e agli altri, nel processo sui fondi e sui film di Mediaset, è stato uno dei protagonisti della vicenda Mills, l’avvocato Mills è l’avvocato che aveva creato le società estere off shore del gruppo Fininvest, Del Bue è uno dei soci fondatori della Arner Bank. Ebbene, questa banca ha avuto diverse traversie, perché dopo alcune pressioni delle autorità di vigilanza Svizzere aveva nominato un nuovo Presidente di garanzia, un revisore dei conti, un certo Adriano Vassalli, poi nel 2008 sono successe altre cose: c’è stata l’ispezione della Banca d’Italia nella filiale italiana, dove si sono scoperte queste sospette operazioni di riciclaggio, è partita l’indagine alla Procura di Milano per riciclaggio e, nel frattempo, anche la Procura di Palermo si è interessata al direttore e altro socio fondatore della Arner, che si chiama Nicola Bravetti, che è stato arrestato dai magistrati antimafia di Palermo con l’accusa di aver intestato fittiziamente dei beni, aiutando così un imprenditore siciliano, un certo Francesco Zummo, a fare sparire delle somme notevoli, 13 milioni di Euro, alle Bahamas. Zummo era stato condannato in primo grado per associazione mafiosa, poi è stato assolto in appello dall’accusa di riciclaggio e insomma è accusato di essere un bel personaggino dai giri giusti in questa finanza torbida; è stato arrestato il direttore della filiale italiana della Arner, questo Nicola Bravetti, appunto, per avergli dato una mano a fare sparire un po’ di soldi e questa filiale italiana è proprio quella che ha, come cliente numero uno, Silvio Berlusconi e a seguire tutti i suoi cari e una parte della sua numerosa famiglia. I Pubblici Ministeri di Palermo sono riusciti addirittura a ottenere una risposta alle rogatorie dalle Bahamas, cosa che di solito non accade mai e quindi a fare sequestrare quei 13 milioni che Zummo, secondo l’accusa, avrebbe fatto sparire ai Caraibi con l’aiuto del direttore della filiale italiana della Arner Bank e adesso sta esaminando l’enorme documentazione che, dalle Bahamas, è arrivata a Palermo, a carico del banchiere e del suo sodale. La banca ha detto di non avere niente da nascondere e che Zummo, essendo stato assolto in appello dall’accusa di riciclaggio dopo una condanna in primo grado di cinque anni, questo fa cadere tutta l’accusa anche nei confronti di quello che l’ha aiutato, ma in realtà invece i magistrati rispondono che l’intestazione fittizia di beni è vietata indipendentemente dalle vicende penali del beneficiario di questa intestazione di beni. Insomma, abbiamo addirittura il nuovo governatore Draghi, il governatore della Banca d’Italia Draghi, che aveva designato al vertice della Arner Alessandro Maggiorelli, il quale adesso è finito anche lui sotto inchiesta per favoreggiamento in queste storie e in altre storie di riciclaggio, sempre da parte della Procura di Milano. Quindi una banca che ha i suoi vertici sotto osservazione di due Procure della Repubblica, Milano e Palermo, per storie di presunto riciclaggio, un cliente è Silvio Berlusconi, che evidentemente ha cominciato a dare - chissà come mai! - segni di nervosismo. Ne sapremo di più alla ripresa dell’attività giudiziaria ma, anche da questi fronti, possiamo capire per quale motivo il Cavaliere è così agitato. Passate parola."

Video Marco Travaglio - De Gennaro e la macelleria messicana - 03/08/2009

 
Il blitz alla scuola Diaz

"L’altra settimana abbiamo parlato di un processo che sta arrivando a conclusione in sede civile, quello per il risarcimento a De Benedetti, chiesto da De Benedetti alla Fininvest per lo scippo della Mondadori 19 anni fa. Questa settimana parliamo di un altro processo che si concluderà in primo grado probabilmente alla ripresa, a settembre, e è quello che riguarda il capo della struttura di coordinamento dei nostri servizi segreti, che adesso si chiama Dis, sapete che ogni tanto cambiano il nome, ossia Gianni De Gennaro, il quale è un grande poliziotto, che ha fatto carriera lavorando con Giovanni Falcone e poi lavorando con Giancarlo Caselli e è un eroe dell’antimafia, su questo non ci sono dubbi. Però su di lui pesano gravi sospetti per un depistaggio delle indagini sulle responsabilità dell’assalto della Polizia alla scuola Diaz il 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, quando furono pestati a sangue ben 93 ragazzi e ragazze che dormivano dopo il G8, dopo aver manifestato contro il G8.
Per Gianni De Gennaro la Procura di Genova ha chiesto due anni, perché accusato di avere istigato, abusando della sua autorità, l’allora Questore di Genova Francesco Colucci, a mentire al Tribunale di Genova nel processo principale per il massacro della Diaz e quindi il Pubblico Ministero, che è Enrico Zucca, ha chiesto di condannarlo non solo a due anni, ma anche di sospenderlo dai pubblici uffici. Mi avvalgo delle cronache di Erica Della Casa, de Il Corriere e di Vanda Valli di Repubblica, perché questo è un processo importante, in quanto è importante Gianni De Gennaro per la sua figura, per la sua storia, per il suo ruolo attuale, sta proprio al vertice del centro di coordinamento dei servizi segreti civili e militari. Per altro non va dimenticato che sono sotto processo i capi di entrambi i servizi segreti, civile e militare, fino a un paio di anni fa e cioè il generale Mario Mori, che è imputato a Palermo per favoreggiamento alla mafia per la mancata cattura di Provenzano nel 1996: ne abbiamo parlato, si tratta di quel processo che è nato dalle rivelazioni del Colonnello Riccio, a proposito della testimonianza di un pentito che, appena si stava per pentire, fu assassinato dalla mafia, a causa di una gravissima fuga di notizie istituzionale e poi è sotto processo il Generale Pollari; è sotto processo a Roma per i dossier compilati nell’ufficio riservato del suo analista, Pio Pompa, dove si spiavano giornalisti, magistrati, politici illegalmente e è imputato a Milano per complicità nel sequestro dell’egiziano Abu Omar, un imam a cui l’Italia aveva dato il diritto di asilo e poi fu prelevato da uomini della Cia e del nostro servizio segreto, il Sismi, e poi fu deportato praticamente a Aviano e poi a Francoforte e di lì in Egitto, dove fu torturato per sette mesi. Conseguentemente abbiamo tutti i vertici dei servizi segreti degli ultimi anni sotto processo per gravissimi reati: il primo dei processi che arriverà a conclusione è probabilmente quello a Gianni De Gennaro e la situazione, nel suo caso, è abbastanza complicata.
Secondo la ricostruzione dell’accusa che cosa succede? Succede che De Gennaro merita il massimo della pena, due anni, perché c’è il rito abbreviato e quindi c’è lo sconto di un terzo della pena, altrimenti gli anni sarebbero tre, il reato è appunto quello di induzione di un terzo alla falsa testimonianza con abuso della propria autorità. L’accusa è stata rintuzzata dall’avvocato Franco Coppi, che difende Gianni De Gennaro, un grande e famoso avvocato che ha difeso anche Andreotti e tanti altri imputati eccellenti, Coppi ha detto: “ci aspettavamo questa richiesta dei Pubblici Ministeri, respingiamo le loro conclusioni, per noi non c’è stata né falsa testimonianza né induzione di altri alla falsa testimonianza”. E proprio in questi giorni la difesa ha potuto esplicare le sue ragioni.
Secondo l’accusa invece che cosa è successo? Che nel maxiprocesso ai vertici della Polizia e agli agenti di Polizia per quel sanguinoso blitz alla scuola Diaz, quella che il vicequestore Fournier, sconvolto da quello che aveva visto, definirà una macelleria messicana, vengono intercettate alcune telefonate tra un certo Mortola e il Questore Colucci. Chi è Mortola? Mortola - ve lo spiego subito, vorrei essere molto preciso - è un funzionario della Polizia, Spartaco Mortola era il capo della Digos, i due parlano tra loro senza sapere di essere ascoltati e Colucci dice a Mortola: “il capo - cioè De Gennaro - mi ha detto di fare un po’ di marcia indietro, mi ha detto 'bisogna che aggiusti il tiro sulla stampa', devo fare un po’ di marcia indietro anche per dare una mano ai colleghi” e allora questo riferimento intercettato è molto importante perché, secondo la pubblica accusa, il capo è appunto De Gennaro, che avrebbe detto al questore Colucci di ammorbidire la sua posizione per salvare i vertici della Polizia e scaricare su qualche pesce piccolo le responsabilità di quel massacro e si parla di questa telefonata avvenuta la notte del massacro della Diaz, tra Colucci e un alto funzionario della Polizia, uno dei collaboratori più stretti di De Gennaro, che è il Dott. Sgalla. Durante le indagini il questore Colucci aveva detto che era stato De Gennaro a chiedergli di telefonare a Sgalla per sistemare le posizioni e poi, in aula, due anni fa il questore Colucci ha ritrattato, ha modificato, ha addolcito la sua versione, ha fatto un po’ di marcia indietro e ha detto: “no, fu una mia scelta autonoma, quella di parlare con Sgalla per dare il via a quell’addolcimento del ruolo dei capi, perché in realtà con De Gennaro non ne avevo parlato” e per queste dichiarazioni di ritrattazione Colucci è imputato con rito ordinario, quindi in un processo separato, per falsa testimonianza, mentre De Gennaro è appunto accusato di aver voluto alterare la verità.
Accertare o nascondere la verità

L’ex capo della Polizia, cioè Gianni De Gennaro, si difende dicendo che quel colloquio aveva come contenuto esattamente il contrario di quello che è stato inizialmente detto da Colucci, ossia che lui voleva accertare la verità e non nasconderla. Ma il Pubblico Ministero Zucca ha detto che non c’era alcuna buona volontà di trovare la verità: anzi, c’era la verità di occultarla, ha detto Zucca: “c’è stato un fronte compatto, dal piantone ai vertici della Polizia, in difesa dei colleghi imputati per le violenze alla Diaz, non c’è stata alcuna collaborazione e è avvenuto, anzi, il contrario: ci sono stati comportamenti omertosi” e poi, ha continuato Zucca: “la legge vale per tutti e, se due testimoni violano la legge mettendosi d’accordo su cosa dire durante un processo - beh, questo vale anche, ovviamente, per il capo della Polizia, non esistono Lodi Alfano, per fortuna, per i capi e gli ex capi della Polizia! - e quindi per quale motivo”, dice, “dovremmo credere a De Gennaro? Solo perché è De Gennaro, cioè solo perché ha i galloni del comando sulle spalle e sulla divisa?”, perché De Gennaro si sarebbe dovuto esporre fino al punto di modificare quel dettaglio, che in fondo la sentenza del Tribunale sulla Diaz ha poi definito irrilevante? Beh, i Pubblici Ministeri Zucca e Cardone Albini sostengono invece che, quando Colucci ha ammesso di aver parlato con De Gennaro dell’irruzione alla Diaz, si è saldato praticamente l’accordo tra loro per scaricare sui pesci piccoli la catena di comando, che invece arrivava fino a altissimi livelli.
Ci sono delle intercettazioni che dimostrerebbero la linea dell’accusa: state attenti a seguire, perché sembra complicato ma non lo è neanche poi tanto. Abbiamo Roberto Sgalla, che è questo alto funzionario di Polizia che sta a Genova, alla Diaz, nella notte dell’assalto della Polizia, Sgalla tiene i rapporti con la stampa, è uno strettissimo collaboratore di De Gennaro, viene sentito poche settimane dopo dagli inquirenti, dopo il blitz alla Diaz Francesco Colucci, il quale dice “mah, mi dissero di avvertire Sgalla di quello che era successo” e dopodiché cambia la prima volta versione il 3 maggio 2007 e, al processo per la Diaz, cade in contraddizione, balbetta, tentenna e alla fine si prende ogni responsabilità e dice “no, non è vero, non fu De Gennaro a dirmi di avvertire Sgalla di liberare i vertici della catena di comando dalle loro responsabilità, ma fu appunto una mia iniziativa personale e Sgalla lo chiamai io e quindi”, dice, “i vertici erano all’oscuro”. Quando è che arriva la svolta delle indagini? Ebbene, arriva quando si intercetta una serie di colloqui tra Colucci e Sgalla, tra l’ex Questore e appunto l’addetto stampa, uno dei bracci destri di De Gennaro.. scusate, alcuni colloqui vengono intercettati tra Colucci e Mortola, che è appunto l’ex capo della Diaz, i due parlano tra loro, sono intercettati perché uno dei due è sotto processo a proposito di quelle due molotov che furono introdotte dentro alla scuola dalla Polizia, per poter affermare che erano stati gli studenti, armati fino ai denti, in qualche modo a meritarsi quel blitz, in realtà erano disarmati, ma si era creata una scena del delitto portando dentro le famose due molotov. Conseguentemente i due Pubblici Ministeri ascoltano Colucci dire a Mortola: “il capo - cioè De Gennaro, l’abbiamo visto prima - mi ha detto di fare un po’ di marcia indietro, perché bisogna che io aggiusti il tiro sui rapporti con la stampa”, ma è molto più importante la telefonata che arriva subito dopo, perché? Perché quando Colucci e Mortola si risentono, dopo che Colucci è andato in aula al processo e ha scagionato De Gennaro, Colucci gli dice: “il capo - sempre De Gennaro - mi ha fatto i complimenti”, cioè sembrerebbe che gli avesse fatto i complimenti per il fatto che la sua testimonianza aveva scagionato i vertici della Polizia. E poi, sempre i Pubblici Ministeri, ricordano che c’è un’altra figura chiave: un certo Antonino Andreassi, che all’epoca era il numero due della Polizia, il vice di De Gennaro e che ha raccontato che a Genova in Polizia si decise, a un certo punto, di cambiare registro, tant’è vero che lui fu sostituito proprio in vista del vertice del G8 da un altro alto funzionario, Arnaldo La Barbera, che era direttore del Cesis e che poi purtroppo è scomparso.
Segnali dalle forze di Polizia

Questo è un po’ il quadro, il processo è aperto naturalmente a ogni soluzione: può essere che ci sia una condanna di De Gennaro, può essere che ci sia un’assoluzione, può essere che i giudici ritengano che le prove non siano sufficienti perché, come avete visto, è un processo indiziario basato su dichiarazioni, ritrattazioni, telefonate che potrebbero anche essere interpretate come ambigue. Resta comunque il fatto che nulla è stato fatto dagli organi di controllo per sospendere almeno queste persone che sono accusate di gravissimi reati. Mentre abbiamo visto silurare dai vertici della Polizia Gioacchino Genchi, che non ha fatto assolutamente niente di illegale o di male, semplicemente per dei sospetti lanciati da giornali e da politici molto interessati, noi qui abbiamo una bella dozzina, a dir poco, di alti e medi dirigenti e funzionari di Polizia che non solo non sono stati rimossi, ma sono stati tutti promossi, nonostante che su di loro pendano accuse gravissime: il che, in un Paese che è reduce dalla sentenza di primo grado del processo Aldrovandi, dove sono stati condannati i Poliziotti per aver ucciso a botte un giovane, in un Paese dove è appena uscita la sentenza sui pestaggi dei manifestanti contro il Tav a Venaus, in Valle di Susa, lì il giudice che ha prosciolto gli agenti non li ha prosciolti perché non avevano fatto niente: li ha prosciolti perché, purtroppo, erano coperti dai caschi e conseguentemente non si riesce a individuare la responsabilità delle singole persone proprio perché non erano coperti da passamontagna, erano coperti dai caschi e purtroppo i caschi non consentono l’identificazione, perché da anni si chiede di mettere un segnale identificativo, almeno un numero che corrisponda a un’identità e invece, purtroppo, questo non avviene e quindi, una volta con il casco, i poliziotti diventano tutti uguali e purtroppo ne fanno le spese i poliziotti onesti, che sono la stragrande maggioranza ma che, visto che non si riescono a distinguere da quelli che picchiano anche contro la legge, alla fine poi vengono sospettati tutti. Penso che la Polizia sia ancora un grande presidio di democrazia e di legalità, ma dovrebbe cominciare a dare dei segnali, a fare pulizia al suo interno e a non autorizzare mai nessuno a pensare che, con una divisa addosso e con un casco sulla testa, si possa fare di tutto, anche violare le leggi. La Polizia è incaricata e è pagata poco, purtroppo, per farle rispettare e non per violarle, le leggi.

video Marco Travaglio - La fine della Mondadori - 27/07/2009

La fine della Mondadori - 27/07/2009


 "Buongiorno a tutti. Utilizziamo i passaparola di questo periodo vacanziero per fare degli appuntamenti un po’ più brevi del solito e per dare una sistematina a alcune questioni pendenti, che spesso ricorrono anche nelle vostre domande, nei vostri post, nelle vostre richieste di spiegazioni.
Quella di cui voglio parlarvi oggi è la faccenda Mondadori, perché sta per arrivare a sentenza - non si sa ancora se prima o dopo le ferie - una vicenda che potrebbe chiudere la famosa guerra di Segrate, la guerra che, tra il 1989 e il 1990, contrappose De Benedetti a Berlusconi per il possesso della Mondadori: qualcuno ricorderà come era iniziata, ve la sintetizzo.

Il furto della Mondadori

Nell’89 Berlusconi prende una piccola quota della Mondadori, il mandato che si è dato e che gli ha dato anche Craxi dopo l’occupazione di tutte le televisioni private è quello di mettere le mani anche sul più grande gruppo editoriale italiano che, in quel momento, pubblicava Repubblica, Espresso, Epoca, Panorama, una quindicina di giornali locali, quelli del gruppo Finegil e poi tutto il ramo libri, perché era un gruppo dove la libertà di stampa era una cosa seria e quindi era un gruppo giornalistico e editoriale che faceva le pulci al Caf di Craxi, Andreotti e Forlani e che, conseguentemente, Craxi voleva ricondurre all’obbedienza, come aveva fatto con le televisioni private. Berlusconi speranze di occupare la Mondadori al 100% e neanche di ottenere la maggioranza non ne aveva, perché gli eredi Mondadori, gli eredi di Arnoldo, la famiglia Mondadori Formenton si era già impegnata per iscritto a cedere a De Benedetti la maggioranza azionaria di quelle quote entro il 1990 e quindi Berlusconi avrebbe potuto soltanto avere una quota minoritaria. Ma lui non si perse d’animo e, con le sue solite arti persuasive, per usare un eufemismo, convinse gli eredi Mondadori a promettere per iscritto a lui ciò che avevano appena promesso a De Benedetti. Contenzioso, si decise tra le due parti in lite di affidarlo a un arbitrato, ossia a una soluzione extragiudiziale, i tre arbitri, scelti uno da una parte, uno dall’altra parte e l’altro scelto dal Tribunale, il Presidente del collegio arbitrale, emisero il famoso Lodo Mondadori che dava ragione a De Benedetti e quindi quest’ultimo tornò in possesso della casa editrice. A quel punto Berlusconi rovesciò il tavolo e impugnò il tutto davanti Corte d’Appello di Roma, la Corte d’Appello di Roma, Sezione Civile, fu chiamata a confermare o a bocciare il Lodo e a occuparsene fu chiamato un giudice amico di Cesare Previti, il giudice Vittorio Metta il quale, in una sentenza fulminea, riuscì a ribaltare il Lodo, a cancellarlo e quindi a sfilare la Mondadori dalle mani di De Benedetti e a consegnarla a Berlusconi.
Subito dopo questa sentenza Metta ricevette 420 milioni di lire in contanti provenienti da fondi neri del gruppo Fininvest in Svizzera, a portarli in Italia era stata una complessa operazione finanziaria che aveva coinvolto tutti e tre gli Avvocati della Fininvest: Previti, Pacifico e Acampora.
Il fatto che questa sentenza fosse piuttosto puzzolente derivò anche dal fatto che fu depositata, nei primi giorni del 1990, 24 ore dopo la Camera di Consiglio, ossia il giudice entrò in Camera di Consiglio e ne uscì 24 ore dopo con una sentenza scritta a mano di 180 pagine: è segno che o era meglio di Balzac e era riuscito a scrivere a mano in una sola notte 180 pagine, anzi scusate 169 pagine, oppure quella sentenza l’aveva scritta prima o magari non l’aveva neanche scritta lui e, in effetti, pare che fosse stata scritta o suggerita dagli Avvocati della Fininvest, che poi lo corruppero in cambio di quella sentenza comprata. Risultato: Berlusconi si trova in mano il gruppo Mondadori, spaventa la parte della Democrazia Cristiana che vede con sospetto l’ascesa di Craxi e quindi Andreotti, alla fine, impone al ladro di restituire una parte del maltolto: è un po’ come imporre a uno che ha rubato una macchina di restituire il tubo di scappamento, il cambio e il volante. Berlusconi e soci restituirono Repubblica, L’Espresso e i giornali Finegil, mentre del gruppo Mondadori si tenne tutto il resto dei giornali, compresi Panorama e Epoca, che all’epoca andavano molto forti e poi tutto il ramo libri. Dal 1990 Berlusconi è proprietario di una casa editrice che è stata rubata a De Benedetti con una sentenza comprata: questo è il quadro.
Un miliardo di euro di danni (a spese nostre?)

Molti chiedono: ma perché De Benedetti non l’ha richiesta indietro? E’ possibile che la Cassazione abbia condannato il giudice Metta per corruzione giudiziaria, gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora per averlo corrotto per conto di Berlusconi con soldi di Berlusconi per procacciare la Mondadori a Berlusconi e De Benedetti non chieda la Mondadori indietro? In realtà non è così semplice: non si può chiedere indietro la macchina rubata, anche perché nel frattempo la macchina ha cambiato fisionomia. Sicuramente si possono chiedere i danni e infatti De Benedetti, dopo che la Corte di Cassazione ha stabilito non solo che gli Avvocati di Berlusconi e il giudice Metta erano colpevoli di corruzione, ma la Corte di Cassazione ha anche stabilito - cito testualmente - “il diritto di De Benedetti a avere indietro, in separata causa civile, il danno emergente e il lucro cessante”. E’ evidente, il danno che ti hanno portato via la roba e, nello stesso tempo, il fatto che tu per anni non hai potuto introitare gli utili di un gruppo che sarebbe stato tuo, se quella sentenza non te l’avesse sottratto. “Sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. E’ ovvio che il gruppo Fininvest, avendo un colosso in più nel suo seno, ha potuto prosperare anche dopo la quotazione in borsa di Mediaset nel 1996 e invece De Benedetti, con la sua Finanziaria - la Cir -, si è visto portare via due gioiellini da niente: prima la Mondadori, anzi prima la Sme e poi la Mondadori, sempre per l’intervento di Berlusconi, più o meno pilotato da Craxi.
Questa causa civile è una causa della quale nessuno parla: ne ha parlato Rinaldo Gianola su L’Unità l’altro giorno e era, credo, il primo articolo dopo anni, per dire che la causa c’è e anzi, sta per andare in decisione; l’istruttoria è finita e il giudice monocratico Raimondo Mesiano, della Decima Sezione Civile del Tribunale di Milano, è in fase di decisione, sta decidendo. Sta decidendo su che cosa? Sul fatto che la Cir di De Benedetti, tramite gli Avvocati Elisabetta Rubini e Vincenzo Roppo, ha quantificato il danno che De Benedetti chiede indietro. Sono 468.000 e rotti Euro, che poi vanno naturalmente adeguati agli interessi e alla rivalutazione monetaria e che quindi ammontano a 1 miliardo di Euro, sono circa duemila miliardi di vecchie lire e questo De Benedetti chiede a Berlusconi, che non solo gli ha fregato la Mondadori, ma poi se la è tenuta e ci ha guadagnato per venti anni e continua a guadagnarci tutt’ora. La causa la Cir l’ha intentata solo alla Fininvest e non anche alle persone che, materialmente, hanno compravenduto la sentenza: perché? Perché sia Previti, sia Pacifico e sia Acampora e sia Metta risultano praticamente quasi nulla tenenti e quindi è inutile andare a cercare dei soldi, perché evidentemente o non li hanno o li hanno fatti sparire. Il problema è che poi c’è il comportamento di Metta, che era un giudice quando si è venduto la sentenza e quindi potrebbe doverne rispondere lo Stato del danno che Metta ha inferto al gruppo De Benedetti e lo Stato in questo momento è rappresentato da Berlusconi, conseguentemente è possibile che il governo Berlusconi sia chiamato, tramite il Ministero della Giustizia, a rifondere i danni che Metta ha provocato per essere stato pagato dal gruppo Berlusconi e questo è uno dei tanti aspetti paradossali della vicenda. Ma naturalmente, se per caso dovesse esserci una condanna del gruppo Fininvest a rifondere i danni a De Benedetti per la faccenda Mondadori beh, il gruppo Berlusconi ne avrebbe, a suo volta, un bel contraccolpo: già sono in difficoltà per la causa di divorzio di Veronica, che ogni settimana segna le novità che emergano sugli scandali di puttanopoli etc. etc. e, dall’altra, avrebbe pure questa mazzata, sempre nel caso che il gruppo venisse condannato, naturalmente.
L'utilizzatore finale

La cosa interessante è che, a questo punto, rimane in sospeso una domanda: dice, ma Berlusconi, che era il mandante, il finanziatore e il destinatario, diciamo l’utilizzatore finale di quella sentenza comprata, è possibile che l’abbia fatta franca? Sì, è possibile, perché ha incontrato dei giudici spiritosi della Corte d’Appello di Milano che, nel 2001, tra il 2001 e il 2002, adesso non ricordo esattamente la data, hanno stabilito che lui ha diritto alla prescrizione, perché ha le attenuanti generiche, perché gli hanno dato le attenuanti generiche? Perché è uno che per la sua posizione sociale di per sé le merita e poi perché, scrivevano i giudici, a Roma si sapeva che molti giudici erano corrotti e quindi così fanno tutti, invece che un’aggravante diventa addirittura un’attenuante. E’ uscito ufficialmente dal processo, ma poi , quando si sono dovuti giudicare i suoi complici, il giudice Metta e gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora, i giudici hanno dovuto pronunciarsi anche sul ruolo che ha avuto Berlusconi in questa vicenda e abbiamo una sentenza definitiva della Corte d’Appello di Milano, che è stata confermata ormai due anni fa, anzi tre anni fa dalla Corte di Cassazione, nella quale c’è scritto “Silvio Berlusconi, nei cui confronti è stata emessa sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, che ben poteva chiarire la causale del bonifico addebitato da conto non ufficiale del suo gruppo - i soldi che sono poi finiti al giudice Metta - dopo aver concordato la data del suo esame - cioè del suo interrogatorio - comunicava tramite i suoi legali la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere”. Quando gli fanno quelle domande lui non risponde mai, anche quando gli hanno chiesto da dove arrivassero i famosi soldi negli anni 70 e 80.
“Il percorso del denaro dai vari conti Svizzeri”, scrivono i giudici, “costituisce un imponente quadro indiziario preciso, univoco e concordante, tale da assurgere a piena prova e consente di affermare che il giudice Metta ha venduto agli stessi intermediari, nello stesso periodo, anche la causa Mondadori", dopo essersi venduto pure la causa Imi-Sir, pochi mesi prima. Aggiungono poi, i giudici, che “ Berlusconi è, in questa vicenda, un privato corruttore” e quindi risponde non di corruzione giudiziaria, ma di corruzione semplice, sulla quale ha avuto la prescrizione per le attenuanti generiche, esattamente come Previti, Pacifico e Acampora, che però non hanno avuto le attenuanti generiche e quindi sono stati condannati. Scrivono i giudici “ l’attività degli estranei nella consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta che, altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere in via diretta dal privato interessato”, cioè da Berlusconi, quindi usava degli intermediari. E’ un po’ come nella storia della D'Addario, no? C’è il pappone che paga e c’è l’utilizzatore finale che tromba, ma non deve neanche sporcarsi le mani con i soldi.
“La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, il corruttore è il nostro Presidente del Consiglio, tanto perché sia chiaro e poi “niente generiche agli intermediari e al giudice, perché- scrivono i magistrati - l’enorme gravità del reato e la gravità del danno arrecato non solo alla giustizia, ma all’intera comunità, minando i principi posti alla base della convivenza civile, secondo i quali la giurisdizione è valore e presidio a tutela di tutti i cittadini, ma un conseguente ulteriore profilo di gravità per l’enorme nocumento cagionato alla controparte - cioè a De Benedetti - nella causa civile e per le ricadute sul sistema editoriale italiano, trattandosi di una controversia, la cosiddetta guerra di Segrate, finalizzata al controllo dei mezzi di informazione” e poi ancora “niente attenuanti per la spiccata intensità del dolo”, ossia della volontà di fare un reato grave“ e ancora per i motivi a delinquere determinati solo dal fine di lucro e, più esattamente, dal fine di raggiungere una ricchezza mai ritenuta sufficiente” e ancora “per i comportamenti processuali tenuti da Previti e dagli altri” che, invece di comportarsi bene, “hanno continuato - scrivono i giudici - a rendere continue e spudorate menzogne” e poi per il precedente penale specifico da parte di tutti i protagonisti condannati, Metta e i tre Avvocati, che si erano appena compravenduti l’altra sentenza, quella dell'Imi-Sir per conto della famiglia Rovelli.
Quindi capite che qui stiamo parlando di un qualcosa che è già stato accertato giudiziariamente e che va soltanto quantificato dal giudice civile. Vedremo se si troverà un giudice coraggioso che avrà il coraggio, finalmente, di stabilire non soltanto che la Mondadori è stata rubata, non soltanto che a compravendere quella sentenza furono quel giudice e quei tre Avvocati di Berlusconi, ma che oggi il gruppo Berlusconi deve finalmente, con quasi venti anni di ritardo, risarcire chi è stato derubato. Passate parola e continuate a frequentare il sito antefatto.it per seguire passo passo la campagna abbonamenti e i primi inizi, i primi passi del nostro futuro quotidiano, Il Fatto Quotidiano. Grazie."

sabato 26 marzo 2011

Video Marco Travaglio - L'autodistruzione del PD - 20/07/2009

L'autodistruzione del PD - 20/07/2009


trascrizione audio per utenti non udenti :

Buongiorno a tutti, questa settimana vorrei parlare ancora un po’ del Partito Democratico e di quello che è successo dopo il no, non solo alla candidatura alle primarie di Beppe Grillo, ma anche al suo tesseramento, per tesserare una persona ci vuole molto poco, i filtri del tesseramento sono abbastanza labili e è giusto che sia così, fino a prova contraria una persona viene tesserata almeno che non sia un noto malfattore.

Lo statuto del PD

A Grillo hanno detto che non poteva neanche tesserarsi, mi sono molto incuriosito per questo statuto del Partito Democratico, perché è uno statuto particolare, uno statuto che è un po’ flessibile è come la legge secondo un famoso detto, credo, di Giovanni Giolitti che la legge per gli amici si interpreta e per i nemici si applica, in base allo statuto si è detto che Grillo non si sarebbe potuto iscrivere perché si riconosce in un movimento ostile al Partito Democratico che sarebbe quello delle liste civiche a 5 stelle, così hanno detto i garanti o il gran consiglio degli ayatollah presieduti da Berlinguer, quello sbagliato però, non purtroppo da Enrico e questo statuto però poi esiste, c’è anche su Internet, Paolo Flores D'Arcais è andato a vederlo e ha scoperto che in realtà nello statuto non c’è alcun accenno all’ispirarsi e al riconoscersi in un movimento ostile al PD, c’è un unico paio di motivi per i quali non ci si può iscrivere: Art. 2, comma 8, parla di persone che siano iscritte a altri partiti politici o aderiscano a gruppi di altri partiti politici all’interno di organi istituzionali elettivi.
Grillo com’è noto non è iscritto a alcun partito politico e quanto a gruppi all’interno di organi istituzionali elettivi non fa parte di nessuna assemblea elettiva, com’è noto e quindi non può fare neanche parte di gruppi all’interno di assemblee elettive.
Quindi questo comitato di garanti si è inventato una norma ad personam, anzi contra personam, nella migliore tradizione berlusconiana, poi vi stupite se questi non fanno l’opposizione a Berlusconi, usano gli stessi metodi!
Questo non perché mi stia rammaricando perché Grillo non ha avuto la tessera del PD o perché non è stato candidato, ma semplicemente perché mi piacerebbe capire come può definirsi democratico un partito che non rispetta neanche lo statuto che si è dato, ciascuno può darsi lo statuto che vuole, può escludere l’iscrizione dei cittadini con i capelli biondi, può escludere quelli alti meno di un metro e mezzo, che ne so, può fare quello che vuole, l’importante è che una volta stabilito quello che si deve fare, poi questo qualcosa valga per tutti e non soltanto per qualcuno! La cosa più interessante è proprio il percorso democratico del Partito Democratico, di cui l’esclusione di Grillo dalle primarie, soltanto l’ultima tappa, qualcuno di voi ricorderà che alla nascita del Partito Democratico nell’ottobre 2007, tentarono di candidarsi alle primarie per diventare i primi segretari oltre a Veltroni, Rosi Bindi, Enrico Letta, Adinolfi, Scalfarotto e Gawronski credo di non avere dimenticato nessuno, se l’ho fatto mi scuso, si presentarono anche o tentarono di presentarsi anche Furio Colombo, Marco Pannella e Antonio Di Pietro, due dei 3 erano effettivamente iscritti a altri partiti, il Partito Radicale e l’Italia dei Valori, anche se naturalmente la loro candidatura era finalizzata alla confluenza dentro il Partito Democratico, mentre invece Fulvio Colombo era proprio iscritto al Partito Democratico e era parlamentare del Partito Democratico, ci furono anche lì degli strani ghiribizzi burocratici, forse bisognerebbe chiamarlo il Partito burocratico, anche se però è una burocrazia particolare, perché è flessibile per alcuni e addirittura più rigida di quello che c’è scritto per alcuni altri.
I morti tesserati nel PD

Devo dire che questa brutta abitudine di non rispettare neanche le regole interne del partito da parte del partito medesimo, non è iniziata da poco, fa parte della storia non solo del Partito Democratico, ma anche dei due partiti che fondendosi insieme hanno dato vita al PD, la Margherita e i DS, nel 2007 venne fuori che in vista della nascita del Partito Democratico, c’era stato un boom di tesseramenti, adesso vi do qualche dato… due anni fa si scoprì che uno dei due soci fondatori del PD aveva tesserato anche i morti, c’era il Presidente del Consiglio Comunale di Castellamare di Stabbia che disse “hanno tesserato i morti, prendono i tesserati dai necrologi, onde evitare che poi qualcuno lo scopra e si lamenti”, c’erano addirittura delle zone in Italia, soprattutto nel sud, dove il numero dei  tesserati era superiore al numero degli elettori, a Gioia Tauro c’erano 168 tessere e 55 elettori, a Locri 205 iscritti e solo 123 votanti per i due partiti che davano vita al PD.
A Sidereo 95 iscritti e 21 preferenze alla Margherita, quindi i casi erano due: o le tessere erano fasulle, oppure la  Margherita non riusciva a farsi votare neanche dai propri iscritti, oppure iscriveva gente che votava per il centro-destra o per altri partiti, è evidente che questa è una vecchia pratica da prima repubblica, gonfiare, drogare, anabolizzare il tesseramento, per fare in modo che poi con questi pacchetti di tessere fittizie, i capi bastone che le pagano di tasca propria e quindi spesso le pagano di tasca nostra perché poi vanno a rubare, vincono i congressi, fanno carriera all’interno dei partiti, questi sono casi che furono denunciati anche da Striscia la Notizia, c’era gente che si vedeva arrivare a casa la tessera e non sapeva di essere tesserata, qualcuno aveva pagato per loro quelle tessere, per usare i loro nomi anche perché purtroppo si continua a non impedire ai congressi il voto per delega, quindi ciascuno può fingere di essere stato delegato da tutti quelli che vuole lui, i responsabili di questo tesseramento fasullo e gonfiato non furono né individuati e né puniti, non c’è stato un solo dirigente in tutta Italia che sia stato sanzionato neanche con un buffetto per avere gonfiato le tessere in quel modo e quello era il momento della nascita del Partito Democratico.
Dopodiché  voi sapete, ci furono le primarie, le primarie erano segnate nel senso che doveva vincere Veltroni e vinse Veltroni, però furono delle primarie vere, nel senso che andarono a votare non tutti quelli che avevano votato due anni prima per il candidato Premier, per Prodi che erano, credo 4,5 milioni, però ci furono dei voti notevoli, parteciparono credo 3,5 milioni di persone il 14 ottobre 2007 e poi naturalmente, visto che i rivali erano piuttosto debolucci come Rosi Bindi, Enrico Letta e gli altri, Veltroni vince come da copione con amplissima maggioranza, ma con un meccanismo che comunque era quello stabilito dalle regole che si era dato il Partito Democratico.
E’ vero che non c’erano le solite guerre con i dalemiani perché i dalemiani si erano messi in sonno, erano stati appena colpiti dallo scandalo Unipol, era vivo il ricordo negli elettori del centro-sinistra delle telefonate di Fassino “abbiamo una banca” a Consorte oppure di D’Alema a Consorte “vai, facci sognare!” quindi il partito era stato dato in prestito d’uso a Veltroni perché era l’unica faccia spendibile che avevano in quel momento.
Aspettavano che gli italiani dimenticassero lo scandalo Unipol e infatti oggi a due anni di distanza, ritengono che ci siamo già dimenticati tutto, tant’è che D’Alema da una parte e Fassino dall’altra, stanno battagliando per riprendersi in mano il partito, travestiti l’uno da Bersani e l’altro da Franceschini. Ma l’inizio, l’elezione di Veltroni fu democratica, 3,5 milioni di persone, Veltroni prese il 75,8%, la Bindi il 13, Letta l’11 e gli altri si divisero le briciole.
Da quelle primarie venne eletta un assemblea costituente piuttosto pletorica, erano 2.858 delegati, ogni volta per riunirli bisognava prendere in affitto un palasport, infatti sembrava fatto apposta per non riunirsi, infatti si è riunita molto poco, molto raramente in questi due anni, la prima volta l’unica volta in cui tutti i delegati andarono perché credevano di contare veramente qualcosa, poveretti, fu la prima, al Palafiera di Ro, dove Veltroni su incoronato da questi delegati perché le primarie eleggono i delegati nella costituente, la costituente formalmente elegge il Segretario, è un meccanismo democratico, da allora l’assemblea è stata convocata 4 volte in due anni, ogni volta hanno affittato un luogo molto ampio, stadi, cose del genere e lì più che discutere, visto che è impossibile discutere tra 3 mila persone, salvo prendersi un paio di mesi, immaginate se ognuno dei 3 mila delegati parla anche soltanto per un minuto, non si finisce più, anche perché poi magari vuole la replica!
Quindi invece di discutere votavano di solito per acclamazione. Il PD nel frattempo ha perso tutte le elezioni come Fantozzi che aveva perso tutti i mondiali di calcio, Lotto, l’Enalotto, Totocalcio etc., hanno perso le politiche, le comunali di Roma, le regionali in Sicilia, in Valle d’Aosta, in Friuli, in Abruzzo, e poi hanno perso in Sardegna e Veltroni se ne è andato e è arrivato Franceschini, pochi mesi fa e com’è stato eletto Franceschini segretario del partito? Lo statuto, il sacro statuto, quello che viene sbattuto sulla testa di chi vuole infiltrarsi nel partito, tipo Grillo, prevede che il segretario sia eletto con le primarie, un meccanismo che dicevamo prima, leggo così non ci sono dubbi “Art. 2 dello Statuto, il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e elettori, le decisioni fondamentali su indirizzo politico, elezione delle più importanti cariche interne, candidature per cariche istituzionali” quindi per decidere chi fa il primo Ministro, chi fa il Presidente della Camera o del Senato nel caso in cui dovessero rivincere le elezioni politiche, ma anche per le più importanti cariche interne, a cominciare ovviamente dal Segretario, il PD affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e elettori le decisioni fondamentali e anche sull’indirizzo politico, quindi è assolutamente evidente che il segretario lo devi eleggere con le primarie.
Ma Veltroni era scappato, c’erano le elezioni regionali e europee alle porte, hanno detto “ non facciamo in tempo a convocare le primarie” e allora che cosa hanno fatto? Hanno convocato l’assemblea costituente: assemblea costituente che non veniva più aperta da diverso tempo, anche perché nel frattempo era stata completamente svuotata dei suoi poteri; pensate che avevano perfino cambiato lo Statuto, nell’assemblea costituente, un anno fa, il 20 giugno 2008, senza avere neanche il numero legale dell’assemblea costituente medesima. Si erano presentati in 600 su 2.800, erano meno di un quarto i delegati, non c’era il numero legale ma non importa, la Presidente Anna Finocchiaro, che era subentrata a Prodi come Presidente dell’Assemblea costituente del PD, perché Prodi non ne voleva più sapere, giustamente, che cosa aveva detto? Aveva detto che “non importa anche se non c’è il numero legale, si approvano le modifiche allo Statuto”, anche per rendere legale quell’assemblea che, in realtà, non era legale, perché non aveva il numero legale. Dopodiché, sempre per acclamazione, hanno votato l’istituzione di un organismo completamente sconosciuto allo Statuto: la direzione nazionale, che è stata nominata dalle varie correnti, lottizzata tra le varie correnti in barba agli elettori, alle primarie e tutto quanto, aumm aumm nottetempo e questa direzione nazionale, un organismo un po’ più snello, ha preso completamente il posto, ha esautorato l’assemblea costituente che, da quel momento, è diventata un guscio vuoto e, quando si sono prese le decisioni importanti, tipo quando Veltroni ha deciso di mettersi d’accordo con Berlusconi per la legge elettorale europea con il 4% di sbarramento, non è che abbia convocato gli elettori per decidere insieme gli indirizzi etc., no, li ha fatti decidere dalla Direzione Nazionale, ossia da un organismo non democraticamente eletto e in più non previsto minimamente dal sacro Statuto. Quando poi ha deciso che non bisognava più allearsi con Di Pietro, ma anzi bisognava scaricarlo, l’ha annunciato da Fabio Fazio nel programma “ Che tempo che fa”, invece di discuterlo negli organi democraticamente eletti e la stessa cosa quando ha deciso di inciuciare e di dialogare sulle riforme con Berlusconi. A quel punto Arturo Parisi, che fa un po’ la funzione del grillo parlante, ha cominciato a dire “ beh, ma qui non rispettiamo neanche le regole che ci siamo dati noi stessi”, e continuava a sventolare - lui sì - lo Statuto, perché lui lo conosceva bene e chiedeva al partito di rispettarlo.
Via Veltroni, ma niente primarie

Quando si dimette Veltroni allora tutti i siti, i blog etc. dicono “ primarie, primarie! Vogliamo scegliere il successore di Veltroni con le primarie”, ma non c’è tempo perché le elezioni incombono e allora che cosa succede? Riesumano la costituente: nel febbraio di quest’anno riesumano quel guscio vuoto che avevano delegittimato esautorato con la direzione nazionale e convocano tutte le truppe cammellate, cioè tutti i quadri, quelli che devono tutto ai vertici del partito e conseguentemente vengono precettati: Presidenti di Provincia, Assessori, Consiglieri Comunali, Provinciali e Regionali, Sindaci etc. etc.. Nonostante questa precettazione che viene fatta il giorno prima, chiamandoli a uno al telefono perché vengano, mentre invece i delegati della società civile non vengono chiamati perché se tanto non vengono è ancora meglio: anzi, non essendoci neanche bisogno del numero legale, visto che hanno già stabilito il precedente, che si vota anche se c’è soltanto un quarto, un quinto dei delegati, è meglio chiamare soltanto gli obbedienti e evitare qualche disobbediente o qualche libero pensatore. Convocano le truppe cammellate e ci vanno 1.300 dei 2.858, quindi di nuovo meno della metà, non c’è nuovamente il numero legale. Sono quasi tutti, quei 1.300 , parlamentari, dirigenti e amministratori locali. Il Presidente Finocchiaro annuncia che il gruppo dirigente nazionale e regionale del partito raccomanda di eleggere subito Franceschini, candidato unico: all’ultimo momento Parisi, proprio per evitare l’effetto Bulgaria, cioè per evitare a un partito di dare vita a una competizione per il nuovo segretario con un unico candidato, come avveniva nei Paesi del socialismo reale, dice “ va beh, mi candido anch’io”, Franceschini gli dà una mano a raccogliere le firme, così almeno sembrano in due, anche se il risultato è scontato. C’è un famoso fuori onda nel quale appunto Franceschini dice alla Finocchiaro “ le firme le ho trovate io”, per salvare le apparenze e quindi un’assemblea minoritaria priva del numero legale decide di eleggere il segretario del partito un’altra volta con procedure che violano chiaramente lo Statuto del partito medesimo, che invece prevede le primarie e ben altri meccanismi: questo è un po’ quello che è successo fino a quando lo Statuto all’improvviso è diventato come la Bibbia, “ lo Statuto vieta..”, in realtà come abbiamo visto non vietava neanche la candidatura di Grillo.
La faccenda preoccupante è che adesso Grillo o non Grillo, poi Grillo è stato semplicemente abile a fare emergere le contraddizioni di un partito che si dice democratico e che segue ancora prassi tra il sovietico e il clientelare, ma il problema non è lui, il problema è appunto che Grillo, come sempre, diventa il detonatore di una bomba che già sta per esplodere, diventa la spia che segnala un problema e tutti guardano la spia luminosa e non si rendono conto di quello che sta segnalando quella spia. Il caso Grillo, che poi è il caso PD, segnala un partito nel quale gli italiani che vogliono liberarsi di Berlusconi devono per forza sperare che prima o poi ritrovi la bussola o trovi la bussola, invece ci si rende conto che questo è un partito che continua a cincischiare senza minimamente sognarsi di fare l’opposizione.
Veltroni scopre il conflitto di interessi

Se la trovo, vorrei leggervi, per concludere, un’intervista che ieri Walter Veltroni ha rilasciato a Il Corriere della Sera: è un’intervista dove Veltroni spiega un po’ quali sono i suoi programmi per il futuro, come se qualcuno glieli avesse chiesti tra l’altro, ma in effetti glieli aveva chiesti Il Corriere della Sera e Veltroni dice “ ho molto tempo libero, adesso voglio andare a fare l’osservatore in Commissione antimafia e mi sembra un’ottima cosa, c’è un sacco di roba da osservare sul fronte della mafia e della politica in questo periodo: speriamo che l’osservazione porti consiglio”. Ma poi aggiunge “ sto scrivendo una legge sul conflitto di interessi, una legge molto severa: c’è piena incompatibilità tra l’esercizio di pubbliche funzioni e possesso di mezzi di comunicazione”, ma guarda che idea geniale, nel 2009 Walter Veltroni ha scoperto il conflitto di interessi! Peccato che non se ne sia accorto prima, perché prima c’era qualche possibilità che quella legge sul conflitto di interessi passasse: per farla passare intanto bisogna avere la maggioranza in Parlamento e magari bisognerebbe anche avere dei ruoli di responsabilità dentro il governo, lui ha avuto entrambe le cose. Veltroni nel 96 divenne Vicepresidente del Consiglio nel primo governo Prodi e ci rimase due anni, però evidentemente si occupava d’altro: oggi il Professor Passigli, in una memorabile intervista all’Unità, dice che “ nel 96 il centrosinistra non fece la legge sul conflitto di interessi per evitare che Berlusconi potesse fare la vittima”, come dire “ abbiamo preso uno che ha rapinato una banca, ma per evitare che poi faccia la vittima non l’abbiamo arrestato”, perché sennò poi se lo arresti quello piange e fa la vittima, quindi è meglio lasciarlo fuori, così non fa la vittima. Questi sono gli intelletti che hanno in mano le sorti della nostra democrazia!
Però  se Dio vuole, dopo 13 anni Walter sta scrivendo una durissima legge contro il conflitto di interessi, tanto non c’è alcuna speranza che diventi legge: perché? Perché lui non solo non è più Vicepresidente del Consiglio, ma non è neanche più leader del suo partito e il suo partito ha il 26% dei voti, ossia gliene manca un altro 25% per arrivare al 50% e poter fare approvare una legge di questo genere. Stiamo parlando della stessa persona che, soltanto un anno fa, chiamava Berlusconi “il principale esponente dello schieramento a noi avverso”, non lo nominava neanche e figurarsi, neanche si sognava di attaccarlo: anzi, ci voleva scrivere insieme le riforme istituzionali, elettorali e tutto il resto. Questo è un po’ il simbolo di un partito completamente allo sbando, che non rispetta neanche le sue regole, che non muove un sopracciglio di fronte alla marea montante dello scandalo delle tessere fasulle e gonfiate, che però ha ritrovato una prodigiosa unità nello sbarrare la strada a Beppe Grillo, considerato l’unica insidia che può deturpare l’immagine di un partito che, la settimana scorsa, ha rinnovato la tessera a un tizio condannato in Germania per molestie sessuali, un medico che ha molestato una paziente nel suo studio, la paziente si è suicidata, lui è stato condannato in primo e secondo grado, ha ottenuto e poi ha riottenuto la tessera del PD. Quindi la prossima volta, Beppe, vai a molestare qualche ragazza e poi ripresentati e vedi che la tessera te la danno!
Vi ringrazio, vi segnalo che la campagna abbonamenti a Il Fatto Quotidiano sta andando benissimo, a gonfie vele da quando abbiamo messo in piedi lo strumento della carta di credito e adesso entra anche il paypal, che non so come si pronunci, abbiamo già ricevuto alcune migliaia non di prenotazioni, ne avevamo avute 40. 000 di prenotazioni, ma proprio di abbonamenti veri e quindi abbiamo già quasi 8. 000 abbonati veri con nome e cognome e stanno continuando a affluire al ritmo di un migliaio al giorno. Speriamo che questa campagna prosegua, speriamo di avere la forza per fare un giornale, Il Fatto Quotidiano, a settembre sempre più ricco e adesso vedremo, insomma la promozione va avanti fino alla fine di luglio e speriamo di avere altre buone notizie da darvi. Vi segnalo, in conclusione, che è uscito il quinto volume di Passaparola, che raccoglie i Passaparola degli ultimi due mesi e che si intitola “ Gli sciacalli dell’informazione”. Noi ci vediamo lunedì prossimo, passate parola.

Video Marco Travaglio - Ricettatori di Stato - 13/07/2009

Ricettatori di Stato - 13/07/2009



trascrizione audio per utenti non udenti :

Buongiorno a tutti, scusate il ritardo ma è un problema con gli aerei.
Oggi vorrei parlare di politica di Partito Democratico, di primarie e di tregua, sapete che la tregua è una pausa in una guerra, c’è la guerra, poi c’è la tregua, poi ricomincia la guerra, le tregue definitive sono trattati di pace, questo è importante sempre per l’uso delle parole che dobbiamo preservare perché quotidianamente le parole vengono violentate per portarci fuori dalla realtà, per depistarci.
La tregua
Quando c’era stato il terremoto dell’Abruzzo ai primi di aprile, c’era stato un appello dei vertici istituzionali, il Capo dello Stato, il Presidente della Camera a una tregua tra i partiti perché la terra tremava, la gente moriva e quindi non stava bene in emergenza, in lutto dividersi su questioni di politica politicante.
Dopodiché le opposizioni, centro-sinistra, interruppero immediatamente qualunque tipo di polemica nei confronti del Governo anche se come abbiamo visto diverse volte, le responsabilità del Governo e della protezione civile nella mancata prevenzione del sisma e poi nel promettere cose impossibili o nel fare decreti abracadabra che manipolavano denaro spostandolo di qua e di là, denaro virtuale soprattutto, avrebbero richiesto da parte dell’opposizione delle reazioni molto dure, si disse: non è questo il tempo delle polemiche, verrà poi il momento in cui si valuteranno le responsabilità, passata la festa, in questo caso il funerale, gabbato lo santo, nessuno ha mai preso in mano il capitolo delle colpe.
La stessa cosa era avvenuta nel 2003, credo fosse novembre, quando ci fu la strage di Nassiriya, quando i nostri soldati tra militari e civili morirono, credo 19 persone nella caserma di Nassiriya per un kamikaze che si scagliò con un auto imbottita di tritolo contro la nostra caserma e anche lì era chiara la responsabilità del nostro comando militare, perché il kamikaze aveva potuto raggiungere la caserma direttamente dalla strada, senza incontrare alcun ostacolo, sapete che in quei territori di guerra anche se le chiamiamo missioni di pace, ci sono degli sbarramenti, fili spinati, cavalli di frisia, sacchi di sabbia il minimo, invece no il kamikaze arrivò indisturbato alla caserma, provocando la detonazione e i morti, anche lì si disse: adesso ci sono i funerali, non è questo il momento di fare polemica sulle responsabilità politico – militari, verrà poi il momento, mai più sentito nessuno!
Oggi è sotto processo il comando militare davanti al Tribunale militare di Roma che non protesse quella caserma collaborando in qualche modo colposamente con gli attentatori, adesso abbiamo la nuova tregua, perché il Capo dello Stato in vista del G8 la detto: per il bene del paese etc. sospendiamo stampa e opposizioni sospendano le polemiche nei confronti del Presidente del Consiglio e lo ha detto in pieno scandalo di puttanopoli, nei giorni in cui si scopriva che orde di prostitute o di ragazze a pagamento che gentilmente vengono chiamate ragazze immagine, anche se non si capisce bene di quale immagine stiamo parlando, entravano e uscivano senza controllo nelle residenze del Presidente del Consiglio, presidiate peraltro da scorte pubbliche e da forza pubblica, basta con le polemiche per i giorni del G8, adesso il G8 è passato, non è servito assolutamente a niente, il G8 come avete capito è una grande carnevalata, una baracconata, è come il Gay Pride, è un carnevale dei capi di Stato degli 8 sedicenti paesi più industrializzati, adesso esteso ai 14, a chi volete voi, tende di Gheddafi first lady, gaglioffate varie, hanno buttato via un sacco di soldi, hanno costruito in tempo di record lussuosissimi appartamenti che avrebbero potuto meglio impiegare per dei sobri appartamenti per i terremotati che vivono ancora nelle tende ai 40 gradi all’ombra con i servizi igienici a distanza di chilometri, non hanno concluso nulla, tutte dichiarazioni di intenti alle quali non seguirà nulla di concreto, anzi nel giorno in cui si diceva che l’Italia era capofila nella lotta all’inquinamento atmosferico il Senato, proprio quel giorno, approvava il ritorno dell’Italia al nucleare in barba al famoso referendum dove la stragrande maggioranza degli italiani avevano votato contro il nucleare e non mi pare di aver notato una grande reazione delle opposizioni, proprio perché approfittando della tregua per il G8 hanno fatto passare pure il nucleare ma l’opposizione era in tregua, almeno quella del Partito Democratico, adesso finito il G8 uno dice: va beh ricominciamo a parlare dei problemi, ricominciamo a dire cosa sta combinando questo governo, ricominciamo a raccontare le porcherie delle residenze private del Capo del Governo, no, il Capo dello Stato fa un'altra intervista al Corriera della Sera in cui dice: proseguiamo la tregua, allora non è più una tregua, allora vuole dire che la guerra è finita, andiamo a vedere chi ha vinto, chi ha perso, se è il caso di interrompere la guerra, il Presidente del Consiglio è cambiato nell’ultima settimana, è diventato un’altra persona? Si è trasfigurato? Ha subito una metamorfosi? Mistero, gli hanno fatto tutti i complimenti semplicemente perché non ha toccato il culo alle signore, non ha fatto le gare di rutti e non ha indetto il concorso di chi ce l’ha più lungo tra gli 8 capi di stato e di governo dei paesi più industrializzati della terra e questo già ci è sembrata una grande prova da statista perché eravamo abituati corna, toccatine, battute grevi, barzellette sporche, gaffe, volgarità.
Peraltro in quei giorni il Presidente del Consiglio ha più volte insultato giornalisti, giornali che fanno il loro lavoro, ha più volte insultato le opposizioni, segno evidente che lui la tregua l’ha capito cos’è, la tregua non è una cosa che si fa in due, è una cosa che fanno le opposizioni e la stampa mentre lui può continuare a fare i suoi porci comodi, poi in quel momento gli conveniva dare un’immagine un po’ meno gaglioffa di sé stesso, visto che veniva dipinto come un clown da tutta la stampa e la diplomazia internazionale, quindi si è travestito da persona normale, pronto domani a ricominciare perché? Perché è sempre lui, ha 73 anni, è evidente che uno non può cambiare!
Quindi sarebbe il caso di domandarsi: cos’è cambiato rispetto a prima del G8 per giustificare la cessazione delle ostilità? Non la tregua ma la fine della guerra, ammesso che qualcuno avesse mai cominciato a farla, perché se poi escludete Di Pietro, due o tre giornali, neanche più le trasmissioni televisive perché Annozero è in vacanza, non è che si sia vista gran guerra, si sono visti semplicemente dei giornali, soprattutto stranieri che davano delle notizie, pubblicavano delle foto, raccontavano delle cose che non sono mai state smentite e che Berlusconi non ha mai spiegato, quindi adesso c’è un fervido dibattito se sia il caso di interrompere per sempre le polemiche nei confronti del Presidente del Consiglio, naturalmente chi se ne può avvantaggiare di questo? Il Presidente del Consiglio, si è sempre detto che fare polemica sulle cose che lui fa e non fa, sottolineare i suoi scandali, significa fare il suo gioco, questo è quello che lui vuole che si creda in giro, questo è quello che lui vuole che le opposizione pensino, tant’è che è terrorizzato dalle polemiche, guardate i giornali, ancora stamattina, ma è una costante da anni, il giornale di Berlusconi ben consapevole di ciò che conviene a Berlusconi e di ciò che non gli conviene, spara a zero su Di Pietro un giorno sì e un giorno pure, oggi gli danno dell’incivile, non trovo il giornale, meglio per voi, soltanto perché ha detto no alla tregua prolungata definitiva, tombale, proposta dal Capo dello Stato, che più che una tregua è un condono tombale sugli scandali di Berlusconi, proprio mentre stanno venendo e stanno per venire fuori altre rivelazioni, proprio mentre altre indagini si annunciano all’orizzonte, sta per chiudersi quella milanese su un’altra tranche degli scandali Mediaset , c’è un’indagine sulla Arner Bank di cui parleremo prossimamente, di cui ha parlato questa settimana l’Espresso, è la banca dove hanno i conti molti membri della famiglia del Presidente del Consiglio, ci sono le indagini che vanno avanti a Napoli sulla monnezza e soprattutto ci sono i processi di Palermo, nei quali come ci siamo già detti, sono emerse all’ultimo istante (vedi processo Dell’Utri e processo Ciancimino) carte clamorose come la famosa lettera che ora si scopre essere stata scritta da Provenzano all’On. Berlusconi per promettergli appoggio nel suo impegno politico tra il 1993 e il 1994 in cambio della disponibilità di una televisione, chi di voi ricorda certe rubriche di certi programmi Fininvest, sa che quelle televisioni non c’era neanche di metterle a disposizione perché c’erano delle note rubriche di programmi Fininvest che nel 1994/1995/1996 si sono date al massacro dei magistrati antimafia e degli investigatori antimafia più duri e più perbene, più capaci e alla difesa di noti imputati eccellenti di mafia.
Il nuovo condono fiscale
Quindi c’è tutto questo che bolle in pentola e su questo si vorrebbe stendere un velo pietoso chiamandolo “tregua”, bisognerebbe anche stendere un velo pietoso su quello che il governo quotidianamente continua a fare, la settimana scorsa il nucleare, questa settimana abbiamo lo scudo fiscale, ci era stato garantito, sono testimone, Tremonti era venuto a Annozero più volte a dire: mai più condoni! Perché i condoni sono un incentivo a evadere, al nero, cos’è lo scudo fiscale? Traduzione in italiano, così sappiamo di cosa stiamo parlando, è uno scudo protettivo per i criminali, per le grandi organizzazioni mafiose che accumulano fondi neri e soldi sporchi all’estero con il traffico di droga, con il riciclaggio, con il traffico di armi, con il traffico di persone umane e che poi vogliono spenderli questi soldi e per spenderli cosa devono fare? Devono ripulirli e come fanno a ripulirli? Oggi li danno alle organizzazioni atte al riciclaggio, le quali prendono 100 Euro sporchi e ne restituiscono 50 o 60 puliti, lo Stato propone di meglio, lo Stato propone di riciclare lui i soldi sporchi per chi li fa rientrare in Italia, noi non sappiamo quali sono i contorni di questo scudo fiscale, sappiamo però come era lo scudo fiscale del 2002, già firmato da Tremonti, di cui questo sarà il degno erede continuatore, cos’era quello scudo fiscale? Era così concepito: chi ha i soldi sporchi fuori Italia, li può far rientrare in Italia, li mette su una banca italiana, paga un 2,5% che è una specie di pizzo che paghi alla banca che poi li devolve allo Stato, perché la banca funge da esattore delle tasse da pagare su quei soldi, già, ma quelli sono enormi capitali, sui quali tu non hai pagato una lira di tasse e avresti dovuto pagare circa un’aliquota del 50%, invece del 50 ti fanno lo sconto e ne paghi il 2,5% e in più in forma anonima.
Ti rilasciano un certificato in cui ti dicono che hai fatto rientrare la somma tot, che è segretissimo, tu lo tirerai fuori soltanto quando un Magistrato o la Guardia di Finanza, ti contesterà un reato fiscale, tributario, contabile, relativo a quelle somme, allora tirerai fuori che quello che è il lascia passare, lo scudo Tremonti, nessuno ti potrà più fare niente per le conseguenze penali di quei fondi neri accumulati magari con quei traffici illeciti.
Quindi lo Stato offriva alle organizzazioni criminali condizioni di superfavore rispetto ai canali del riciclaggio, perché? Perché il riciclatore ti chiede il 40% per ripulirti i soldi sporchi, lo Stato ti chiede il 2,5%, ora vedremo quale sarà il pizzo che dovranno pagare questa volta i criminali, facendo rientrale i soldi dall’estero, si parla, ma è una bozza, del 10/12%, è comunque 1/5 di quello che avrebbero dovuto pagare.
Naturalmente a furia di fare condoni, il risultato qual è? Lo raccontava Repubblica, lo scudo fiscale precedente che avrebbe dovuto portare nelle casse dello Stato decine di miliardi di Euro, così ci era stato annunciato e sono stati poi messi a bilancio, in previsione di incassare chissà cosa, quanti soldi ha fruttato? Ha fruttato 2 miliardi, 2 miliardi di Euro è nulla se pensiamo agli enormi capitali che sono rientrati, allora? Allora è molto semplice, lo scudo fiscale non serve a niente, perché? Perché a furia di fare condoni, la gente non accede neanche più ai condoni, perché? Perché aspetta sempre quello dell’anno dopo che sarà sempre a condizioni più vantaggiose di quelle dell’anno prima, altri non lo fanno neanche il condono, ma perché uno dovrebbe fare il condono se non ha nessuna possibilità di essere preso? Ma uno fa il condono se ha paura di essere preso e di essere mazzuolato, ma se uno non teme di essere preso perché la nostra amministrazione finanziaria è un colabrodo e ogni anno vengono scoperte lo 0,8% delle evasioni fiscali, questa è la percentuale che viene recuperata di evasione fiscale ogni anno, è evidente che le possibilità di essere presi sono talmente infime e nessuno rischia di essere preso, quindi per quale motivo uno dovrebbe andare a pagare anche un 2,5%, quando può continuare a non pagare niente e a lasciare i soldi dove li ha!
Quindi è una legge immorale, criminogena, è un condono mascherato, e non porta neanche gettito, è la solita marchetta che il governo fa di tanto in tanto alle organizzazioni criminali con un aspetto peggiorativo, come fai a distinguere i soldi che hai nascosto in Italia, dai soldi che hai nascosto all’estero?
Tutti quelli che hanno evaso le tasse in Italia e non hanno mai portato il malloppo fuori dall’Italia, potranno approfittare dello scudo fiscale andando in banca a dire: questi soldi li avevo all’estero, ora li ho fatti rientrare, così potranno sanare anche le loro evasioni fiscali fatte in Italia, quindi questo è semplicemente e puramente un condono fiscale mascherato, questo è, lo chiamano emersione di attività detenute all’estero e prevede l’esclusione della punibilità per tutti i reati tributari, valutari, societari e fallimentari compresi i falsi in bilancio, bancarotte, evasioni fiscali etc., collegati a quei capitali e cosa dovrebbe fare l’opposizione? La tregua? In un paese del genere con un governo del genere che fa leggi del genere, l’opposizione fa la tregua? Ma l’opposizione mette a ferro e a fuoco il Parlamento in un paese democratico, altro che tregua e il primo a doversi riservare ai suoi poteri costituzionali, dovrebbe essere il Capo dello Stato, nei cui poteri previsti dalla Costituzione non c’è la raccomandazione alle opposizioni perché la smettano di opporsi, il Capo dello Stato è il custode della Costituzione e noi sappiamo benissimo che le democrazie costituzionali funzionano quando c’è un governo che governa e un’opposizione che si oppone! Non esiste in natura uno Stato democratico costituzionale nel quale il Capo dello Stato, continuamente intima alle opposizioni e alla stampa di non opporsi al governo, è una cosa mai vista, è incredibile quello che sta facendo il Capo dello Stato e è incredibile che si trovino così poche persone che glielo dicono di rientrare nei ranghi e di smetterla di fare la quinta colonna del Governo, perché il Governo non c’entra niente con il Capo dello Stato, quest’ultimo ha il compito di sindacare sull’incostituzionalità manifesta delle leggi che fanno il Governo e il Parlamento, soprattutto se il Governo si è sostituito al Parlamento come potere legislativo a furia di decreti e di colpi di fiducia e quindi per quale ragione continua a fare il Difensore d’ufficio del governo più indifendibile della nostra storia, questa è una cosa gravissima di cui bisogna essere consci, è un altro dei poteri di garanzia che se ne vanno, il fatto che continui imperterrito a elogiare un Presidente del Consiglio che ci fa vergognare nel mondo e che prepara continuamente porcherie come quella che vi ho appena illustrato o come il nucleare della settimana scorsa.
Il PD di D'Alema e Veltroni
In tutto questo abbiamo il congresso del Partito Democratico, congresso che sarà preceduto dalle primarie di fine ottobre e che da un lato è un segno di salute perché meno male c’è qualche partito che fa delle elezioni primarie e poi fa dei congressi, onore al merito, abbiamo visto qual era il congresso del Popolo della Libertà, una specie di incoronazione di Napoleone o di Carlo Magno, una specie di autoinvestitura alla Ceaosescu con il pappone delle mignatte in terza fila perché si è scoperto che il fornitore ufficiale di escort e anche di droghe era in terza fila insieme a alcune delle sue girls al congresso, quindi è un segno di salute il fatto che si facciano le elezioni primarie per scegliere i candidati che poi si fronteggeranno nel congresso del PD, d’altro canto è un segno di distrazione, perché? Perché già il PD faceva poca opposizione prima, adesso che hanno pure le loro beghe congressuali, praticamente si occupano solo di quelle e non fanno più opposizione, non si sente più una voce su quello che sta combinando il governo, per cui ancora una volta l’opposizione dopo quel rush finale che ha fatto Franceschini con un pizzico di polemica contro Berlusconi nelle ultime due o tre settimane della campagna elettorale, si è evaporato all’improvviso per cui adesso l’unica opposizione è tornata nelle mani di Di Pietro e questo è molto pericoloso perché attualmente Di Pietro rappresenta in Parlamento il 4%, anche se in Europa ha preso l’8%, per cui ci sarebbe bisogno di un’opposizione unita, forte, compatta, adeguata alla gravità delle cose che continuano a fare e che continueranno ad avvenire perché chi si illudeva che il fattore gnocca potesse rovesciare Berlusconi è rimasto deluso, avete visto come controllando l’informazione e purtroppo avendo una sponda come quella che c’è al Quirinale, si riesce a trasformare in un trionfo diplomatico una nullità assoluta come il G8 di cui siamo stati appena spettatori.
Quindi parlano solo del congresso e è un congresso piuttosto noiosetto, si fronteggiano l'ex vice di D’Alema e l'ex vice di Veltroni. D’Alema e Veltroni travestiti da Bersani e Franceschini continuano a farsi una guerra che hanno iniziato quando avevano i pantaloni corti alla fine degli anni 60 nella FIGC, forse sarebbe il caso che si trovassero in una stanza, se dessero un fracco di legate di santa ragione, poi ne uscissero, ci raccontassero chi ha vinto e la facessero finita perché sono 40 anni che litigano sulla pelle della sinistra italiana, lasciandola nelle condizioni in cui la vedete.
Poi si è candidato Ignazio Marino che è il vero outsider, ha una debolezza Ignazio Marino, essendo medico di altissimo livello, esperto in questioni bioetiche eticamente sensibili è forte su quei temi, molto meno sugli altri, l’economia, il sociale, gli esteri, gli interni etc., però ha già dimostrato di saperci fare, per esempio quando è venuta fuori la storia di questo presunto stupratore, dico presunto perché l’hanno già tutti dipinto come un mostro ma potrebbe anche darsi che non sia lui, la Questura di Roma è reduce dai famosi arresti dei rumeni che dovevano essere i mostri della Caffarella e poi non c’entravano niente, quindi teniamo presente di chi stiamo parlando!
Questo presunto stupratore sicuramente era già stato coinvolto una decina di anni fa in un altro caso di tentato stupro e era riuscito a uscire dal processo grazie al fatto che i suoi Avvocati avevano dimostrato che era caduto in preda a raptus e che quindi era non processabile in quanto non fuori di testa e era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio.
La domanda è: ma come poteva essere a capo di un circolo del Partito Democratico un signore coinvolto su tutti i giornali 10 anni fa in un caso di tentato stupro, sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, si dirà: è guarito, ha diritto a rifarsi a una vita, certo, ma non ai vertici di un circolo di un partito, ma come li scelgono i candidati? Con i mattinali delle questure? Possibile che non chiedano garanzie, che non prendano informazioni in giro prima di scegliere il leader di un circolo di un partito? Quindi ha straragione Ignazio Marino quando pone il problema non tanto della questione morale, qui non c’era la questione morale, qui c’entra la rigorosità delle regole nella selezione delle classi dirigenti, non basta neanche il certificato penale, bisogna sapere la biografia delle persone a cui si dà un ruolo di responsabilità, poi può essere che ti sfugga qualcosa, certamente, non puoi mica sapere tutto, non risulta dal certificato penale di questa persona il fatto che gli avessero fatto il Tso, allora a quel punto ti scusi, il partito si scusa con i suoi elettori per non essere riuscito a scoprire una cosa che altrimenti avrebbe dovuto impedire a questa persona di ricoprire quell’incarico, questa è una cosa seria che andrebbe detta da un partito serio che vuole differenziarsi dagli altri.
Noi chiediamo il certificato penale, purtroppo non è bastato, ma questi neanche il certificato penale chiedono, tant’è che continuano a pontificare Enzo Carra che è un noto pregiudicato per avere mentito davanti ai giudici di Milano sulla maxitangente Enimont, si chiama falsi dichiarazioni al PM, è un reato gravissimo nei paesi seri!
Chi ha paura di Beppe Grillo?
Adesso arriva Grillo, che si candida, siamo in casa sua, quindi… poi non l’ho neanche sentito, non saprei cosa dire, però mi hanno telefonato alcuni colleghi delle agenzie dei giornali per chiedermi cosa ne pensavo, ho detto chiaramente cosa ne penso, dubito che Beppe abbia intenzione di finire la sua carriera di comico per diventare segretario del Partito Democratico, neanche glielo auguro onestamente, perché deve essere una vita di inferno, credo che lui abbia deciso un’altra volta di movimentare e di influenzare un appuntamento politico importante, forse decisivo, le primarie del Partito Democratico sono l’ultimo appello, da quelle dipenderà la qualità dell’opposizione nei prossimi anni, gli anni decisivi nei quali si vedrà se Berlusconi va a casa o no.
Quindi avendoci provato con il referendum, bloccati in Cassazione con la scomparsa di qualche centinaia di migliaia di firme, dopo averci provato con le leggi di iniziativa popolare, arenate nel Parlamento Vizzini, la commissione, sapete tutto, adesso ci prova, dopo averci provato con le liste civiche, peraltro con ottimi risultati perché ha infiltrato in molte assemblee comunali e provinciali almeno un rappresentante armato di telecamera e di occhio vigile, adesso ci prova buttando un sasso nello stagno delle primarie, la cosa interessante, più interessante ancora della candidatura di Grillo è la reazione del poliburo del Partito Democratico, questi parrucconi indignati, vergogna, Grillo, teniamolo fuori dalla porta, una provocazione, non ha i titoli, ci ha attaccati e quindi non può entrare, queste muffe che stanno lì incrostate dalla notte al Jurassic Park, non si rendono conto questi poveretti perché ormai fanno anche pena, sono mucchietti di ossa, che più si incazzano e più rendono interessante la partita, non si rendono conto che più si incazzano e più dimostrano che se hanno paura di Grillo, essendo comunque i titolari del 26 e qualcosa per cento dei voti, pare perdano mille voti al giorno, vuole dire che sono proprio alla canna del gas, perché? Perché i casi sono due: o Grillo alle primarie prende pochi voti e allora loro potranno dire: avete visto, era un bluff, ai nostri elettori non piace, ha sbagliato partito e quindi perché preoccuparsi, oppure invece Grillo prende molti voti e allora dovrebbero domandarsi il perché, perché chi è che va a votare alle primarie del Partito Democratico per Beppe Grillo? Elettori del Partito Democratico che condividono quello che dice Grillo, allora forse invece di occuparsi di Grillo, del suo linguaggio, della sua barba, della sua figura e fisionomia, forse farebbero bene a domandarsi perché una parte degli elettori del Partito Democratico, nonostante che Grillo abbia sempre bastonato il Partito Democratico, magari condividono quello che dice lui, non sarà che per sentir parlare di ambiente, di lotta al nucleare e di rifiuti zero bisogna andare sul blog di Grillo? Non sarà che per sentir parlare di acqua pubblica bisogna andare sul blog di Grillo? Che per sentir parlare del caso Aldrovandi, possibilmente prima della sentenza che ha condannato i poliziotti bisogna andare sul blog di Grillo o a partecipare al V day e che per sentir parlare dei condannati in Parlamento bisogna andare da quelle parti lì e che per sentir parlare di tante altre cose importantissime, pensiamo soltanto a tutto il tema dello sviluppo, della decrescita, dell’auto verde, tutti temi che sono sulla punta delle dita di Obama e che Grillo tratta da anni e che il centro-sinistra non tratta, allora forse se vogliono sconfiggere Grillo alle primarie dovrebbero provare a cominciare a rubargli il mestiere, a cominciare a parlare di alcune di queste cose che sono tutt’altro che robe qualunquiste o comiche, sono cose normali per una politica normale, invece si incazzano, strillano, preparano codicilli per sbarrargli la strada, credo che anche se dovesse durare soltanto una settimana, questa candidatura ha già sortito i suoi effetti, perché ha già mostrato quale parte del Partito Democratico è morta e sepolta e quale invece ha ancora una speranza.
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